Delitto di Kypseli: il 26enne afghano ha confessato l’omicidio della 38enne scozzese
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La polizia greca ha chiuso il cerchio attorno all’assassinio di Elisabeth-Jane Ross, la cittadina britannica di 38 anni il cui corpo martoriato è stato rinvenuto lo scorso 18 luglio all'interno di una valigia abbandonata in un edificio diroccato nel quartiere ateniese di Kypseli.
Le indagini, condotte in sinergia con le autorità di Regno Unito, Scozia e Stati Uniti, hanno portato all’arresto di un uomo di 26 anni, di nazionalità afghana, il quale, secondo quanto riferito dagli inquirenti in un comunicato ufficiale, avrebbe reso piena ammissione delle proprie responsabilità, confessando le dinamiche dell'efferato delitto.
Il ritrovamento del corpo e le prime tracce
La scoperta macabra era avvenuta alcuni giorni dopo la denuncia della scomparsa della donna, presentata da amici e familiari che non avevano più avuto sue notizie. Il corpo, chiuso in una valigia e abbandonato tra i detriti di un palazzo fatiscente di Kypseli, presentava segni di violenza compatibili con un omicidio e lo stato di decomposizione avanzato in cui è stato rinvenuto non ha reso immediata l'identificazione, avvenuta solo undici giorni dopo il ritrovamento, il 29 luglio.
Le autorità elleniche, fin dai primi momenti, hanno puntato i riflettori sulla cerchia di conoscenze della vittima, cercando di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Ross e verificando le dichiarazioni raccolte tra i residenti della zona.
La confessione del sospettato
L’indagine, coordinata dalla polizia di Atene e supportata dalla collaborazione internazionale, ha portato gli investigatori a concentrare i sospetti sul ventiseienne afghano, le cui generalità non sono state rese note integralmente ma che è stato descritto come un cittadino straniero regolarmente presente sul territorio greco.
Interrogato dai detective, l’uomo avrebbe infine ceduto, ammettendo di essere l’autore del tragico epilogo che ha sconvolto la comunità della capitale; la confessione, come si legge nella nota ufficiale, riguarda non solo la soppressione fisica ma anche il successivo occultamento del cadavere, trasportato fino all'edificio abbandonato e stipato nella valigia, nel tentativo di cancellare ogni traccia di un gesto che gli inquirenti definiscono di una brutalità inaudita.
I messaggi dal telefono della vittima dopo la morte
Un elemento che ha giocato un ruolo decisivo nelle indagini è stato il comportamento anomalo riscontrato sullo smartphone della vittima. Per ben undici giorni dopo la sua morte, stando a quanto ricostruito dalla polizia scientifica, il telefono cellulare di Ross è rimasto attivo e sono stati inviati messaggi di testo sia agli amici più stretti che al padre, tentando di rassicurare i contatti sulla sua incolumità.
Questa attività, che ha ritardato i tempi della denuncia e ha creato confusione sulla reale condizione della donna, rappresenta un'indiziata macabra: il sospettato, o eventuali complici, avrebbe infatti utilizzato il dispositivo per simulare la sopravvivenza della vittima, guadagnando tempo prezioso per allontanare i sospetti e tentare di depistare le ricerche.
Questa circostanza, unita alle prove raccolte sulla scena del crimine, ha convinto il pubblico ministero a emettere un mandato di custodia cautelare che ora tiene il 26enne in carcere, in attesa di ulteriori sviluppi processuali che dovranno chiarire la movente e l’esatta dinamica di una vicenda che ha riacceso i riflettori sulla cronaca nera della capitale greca.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
