Liguria in ritardo sul Pnrr: solo il 10,5% dei fondi spesi per case e ospedali di comunità
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Redazione Salute
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A poco più di un anno dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, fissata per giugno 2026, la Liguria ha utilizzato appena il 10,5% dei 450 milioni di euro destinati a 227 progetti, di cui molti legati alla sanità territoriale. Dei fondi disponibili, solo 47,18 milioni sono stati effettivamente spesi, nonostante l’urgenza di attuare riforme che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto rivoluzionare l’assistenza sanitaria locale.
Il dato emerge da un’analisi della Cgil, che a fine aprile ha elaborato un dossier basato sulla piattaforma di monitoraggio del Pnrr, rilevando criticità analoghe a quelle segnalate dalla Fondazione Gimbe a livello nazionale. Se durante la pandemia si era parlato di un nuovo modello di assistenza, con case e ospedali di comunità pensati per decongestionare i pronto soccorso e garantire cure intermedie, oggi la realtà è ben diversa. In Liguria, come in altre regioni, i progetti procedono a rilento, quando non risultano del tutto fermi.
La situazione non è migliore in Piemonte, dove la riforma della sanità territoriale stenta a decollare. Sebbene la regione abbia ottenuto risultati migliori sul fronte del fascicolo sanitario elettronico, gli ospedali di comunità previsti – 30 in tutto – non sono ancora operativi, e solo una minima parte delle 50 case di comunità programmate è attiva. Secondo i dati diffusi da Gimbe, aggiornati al 31 marzo scorso, a livello nazionale appena il 2,7% di queste strutture è effettivamente funzionante.
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sottolineato il rischio che i fondi vengano "spesi in fretta e male", senza produrre reali benefici per i cittadini. "Il pericolo – ha detto – è che si lascino in eredità solo scatole vuote". Un monito che sembra trovare conferma nei numeri, che mostrano un’evidente difficoltà nel tradurre in servizi concreti le risorse stanziate.




