Due alpinisti italiani dispersi in Nepal sul Panbari, Perlino dà l'allarme

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le operazioni di ricerca, concentrate nella remota area del Panbari, sono state avviate dopo la segnalazione giunta da Valter Perlino, alpinista pinerolese che, costretto a fermarsi al campo base a causa di un malore, è stato successivamente tratto in salvo da un elicottero. La sua testimonianza, essenziale per delimitare la zona d'intervento, ha permesso di coordinare i soccorsi in un contesto ambientale reso ancor più difficile dalle intense precipitazioni nevose, legate al passaggio del ciclone Montha, che hanno di fatto isolato i due compagni.

La dinamica della scomparsa

Stefano Farronato, esploratore originario di Bassano del Grappa, e Alessandro Caputo, maestro di sci milanese, erano impegnati in un'ascensione in autonomia, tentando di scalare con gli sci la vetta di 6887 metri. L'ultimo contatto con i due alpinisti risale a sabato 1 novembre, quando, secondo quanto ricostruito dalle autorità locali, sono stati sorpresi dal maltempo mentre si trovavano al Campo 1. Da quel momento, nonostante gli sforzi di Perlino di mantenere le comunicazioni, di loro non si sono avute più notizie, il che ha fatto scattare l'allarme e l'attivazione del Dipartimento del Turismo di Kathmandu.

Il profilo di un esploratore

La figura di Farronato emerge da precedenti imprese, come un'estesa traversata a piedi tra i ghiacci islandesi, che delinea la sua propensione per una sfida intima con l'ambiente estremo. Lui stesso, parlando delle sue spedizioni, aveva sottolineato come ognuna di esse rappresenti "un viaggio dentro se stessi, un confronto diretto con i propri limiti". Questa filosofia, che unisce alla preparazione tecnica una profonda riflessione personale, caratterizza un approccio all'alpinismo dove la conquista della vetta si mescola alla scoperta di un mondo incontaminato, fatto di silenzi e di fatica.

Le difficoltà delle operazioni di soccorso

Le squadre di soccorso nepalesi, coordinate da Himal Gautam, si trovano ad operare in condizioni proibitive, con valanghe e un manto nevoso instabile che complicano ogni movimento. La stessa logistica, in una regione così impervia, richiede tempistiche dilatate e l'impiego di mezzi specializzati, mentre la finestra temporale per un esito positivo si restringe con il persistere delle avverse condizioni meteorologiche. La speranza riposta nei soccorritori, che stanno setacciando il settore del Campo 1, rimane l'unico faro in un'attesa carica di apprensione.

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