Tassa Ue sui piccoli pacchi, il tessile chiede misure più forti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tassa Ue sui piccoli pacchi da 3 euro sta già riducendo le importazioni dalla Cina, ma per le federazioni europee del tessile-abbigliamento la misura rimane insufficiente. Dal 1° luglio tutti i piccoli pacchi in ingresso nell’Unione europea sono sottoposti a un’imposta forfettaria di 3 euro per ogni categoria di prodotto contenuta nel collo. I rappresentanti del settore, riuniti per la seconda volta a Villepinte il 1° settembre 2026 in occasione del salone Première Vision, considerano il provvedimento un passo nella giusta direzione, senza però ritenerlo adeguato rispetto alle criticità legate alla moda ultrarapida e al forte volume di spedizioni provenienti dai Paesi extra-Ue.

La tassa Ue sui piccoli pacchi frena le spedizioni dalla Cina

I primi effetti della nuova tassazione sono emersi dopo appena un mese e mezzo di applicazione. Le importazioni di piccoli pacchi provenienti dalla Cina verso l’Unione europea sono diminuite tra il 30% e il 40%, secondo quanto reso noto dal ministero dell’Economia francese sulla base dei dati delle dogane transalpine. Il calo riguarda un flusso legato anche ai grandi operatori asiatici dello shopping a basso costo, tra cui Temu, Shein e AliExpress, e rappresenta il primo effetto misurabile della misura entrata in vigore il 1° luglio. Dopo mesi di annunci, tavoli tecnici e resistenze delle piattaforme coinvolte, la tassa ha quindi iniziato a rallentare l’arrivo dei piccoli colli extra-Ue.

Il nuovo sistema ha modificato una condizione che per anni aveva favorito gli acquisti diretti attraverso i marketplace asiatici. Le spedizioni di valore inferiore a 150 euro beneficiavano infatti di un regime di esenzione doganale, elemento che contribuiva a mantenere particolarmente convenienti molti prodotti venduti a prezzi contenuti. Con l’introduzione dei 3 euro per ogni categoria merceologica presente nel pacco, questa situazione è cambiata e il costo aggiuntivo ha iniziato a incidere sugli ordini. Il primo bilancio indica così una riduzione significativa delle spedizioni cinesi, con cali compresi tra il 30% e il 40% a poche settimane dall’avvio della nuova tassazione europea.

Per il tessile europeo la misura resta ancora insufficiente

Nonostante la flessione delle importazioni, le federazioni europee del tessile e dell’abbigliamento ritengono che la tassazione attuale non sia ancora sufficiente. Il tema è tornato al centro del confronto di Villepinte del 1° settembre, dove i rappresentanti delle organizzazioni europee si sono riuniti durante Première Vision. L’incontro segue quello del 16 settembre 2025, considerato una tappa importante nel coordinamento delle federazioni di fronte alla moda ultrarapida. Da allora il contesto è cambiato proprio con la fine dell’esenzione sui piccoli pacchi e con l’introduzione della tassa europea, che ha iniziato a incidere concretamente sul volume delle spedizioni provenienti dall’esterno dell’Unione.

Il confronto tra industria tessile e nuove regole europee si concentra quindi su una misura che produce già effetti visibili, ma che viene giudicata ancora limitata dagli operatori del settore. Il calo dei piccoli pacchi cinesi mostra che l’imposta di 3 euro può modificare il comportamento di acquisto e le strategie delle piattaforme asiatiche, soprattutto nel segmento dello shopping low cost. Allo stesso tempo, la posizione espressa dalle federazioni riunite a Villepinte evidenzia come il risultato ottenuto non venga considerato sufficiente per affrontare il fenomeno della moda ultrarapida. La tassazione ha ridotto il vantaggio legato alle spedizioni di basso valore, senza esaurire le richieste dell’industria europea.

Cosa cambia per shopping online e piattaforme asiatiche

Per i consumatori e per le piattaforme, il cambiamento principale riguarda la convenienza dei piccoli acquisti effettuati direttamente da operatori extra-Ue. L’imposta di 3 euro applicata a ogni categoria di prodotto presente nel collo introduce un costo che prima non gravava sulle spedizioni inferiori a 150 euro e modifica quindi un meccanismo che aveva sostenuto per anni la crescita degli acquisti a basso prezzo. I dati registrati dopo un mese e mezzo mostrano che questo nuovo costo ha già coinciso con una forte contrazione delle importazioni dalla Cina. È su questo effetto concreto, già quantificato tra il 30% e il 40%, che si inserisce ora la richiesta del tessile europeo di interventi ritenuti più incisivi.

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