41 bis a Uta, arrivati i detenuti previsti nel piano del Governo
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Redazione Interno
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Il trasferimento dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis a Uta si è concluso il 6 settembre con l’arrivo dell’ultima aliquota prevista nel carcere sardo: tra il 5 e il 6 settembre sono complessivamente 90 i reclusi arrivati nell’isola, tutti con voli militari atterrati all’aeroporto di Decimomannu. L’operazione ha portato a Uta i detenuti destinati alla struttura penitenziaria attraverso un dispositivo di sicurezza che ha coinvolto diverse forze dell’ordine. La presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Cristina Ornano, ha rilanciato l’allarme sulle conseguenze per la sanità, sostenendo che a pagarne gli effetti potrebbero essere i cittadini.
Il trasferimento dei detenuti al 41 bis nel carcere di Uta
Il completamento degli arrivi nel carcere di Uta è avvenuto nella mattina del 6 settembre, poco prima delle 8, con il passaggio dell’ultima parte del corteo blindato diretto alla struttura penitenziaria. Durante il trasferimento è stata chiusa la statale 130 per consentire il transito dei mezzi della Polizia Penitenziaria, tra moto, auto e pullman impegnati nelle operazioni. I detenuti arrivati in Sardegna sono stati trasferiti attraverso voli militari e sono atterrati nello scalo di Decimomannu prima del successivo spostamento verso il penitenziario.
Il piano ha previsto l’arrivo di circa 100 detenuti sottoposti al regime del 41 bis nel carcere di Uta. I capimafia destinati alla struttura sono arrivati a bordo di diversi aerei della Guardia di Finanza, decollati dall’aeroporto di Pomezia e arrivati in tre diverse fasi nello scalo militare di Decimomannu. Da qui sono partite le operazioni di trasferimento verso il carcere, effettuate con un livello di sorveglianza rafforzato per accompagnare gli spostamenti dei reclusi.
Allarme sulla sanità e sulle risorse dopo gli arrivi a Uta
La presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Cristina Ornano, ha collegato l’arrivo dei detenuti al 41 bis a una preoccupazione legata alla tenuta dei servizi sanitari. Secondo quanto dichiarato, le conseguenze potrebbero ricadere sui cittadini, con un richiamo alla necessità di valutare gli effetti dell’incremento delle esigenze collegate alla presenza dei nuovi detenuti. L’allarme si inserisce nel dibattito nato dopo il trasferimento dei reclusi nel carcere di Uta e sulle ricadute organizzative legate alla nuova situazione.
Le operazioni di trasferimento hanno richiesto un ampio impiego di personale e mezzi. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria sono state coinvolte nelle attività di sicurezza, mentre un elicottero ha seguito dall’alto gli spostamenti e l’area intorno al carcere è stata completamente blindata. Il dispositivo ha accompagnato tutte le fasi dell’arrivo dei detenuti, dal trasferimento dagli aerei fino all’ingresso nella struttura penitenziaria.
Le proteste dei sindacati di polizia dopo i nuovi arrivi
Gli arrivi dei detenuti al 41 bis a Uta si sono aggiunti alle preoccupazioni espresse dai sindacati di polizia, che hanno richiamato anche la situazione legata agli sbarchi di migranti e ai centri di accoglienza indicati come stracolmi. Il Siulp ha denunciato il rischio di un sovraccarico per gli operatori della sicurezza, chiedendo un potenziamento strutturale degli organici della polizia di Stato. Nel loro intervento è stato evidenziato il timore che la Sardegna debba sostenere compiti sempre più complessi senza un adeguato rafforzamento delle risorse disponibili.
Il trasferimento dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis nel carcere di Uta ha quindi aperto un confronto che coinvolge sicurezza, organizzazione dei servizi e assistenza sanitaria. Da una parte l’operazione ha completato gli arrivi previsti attraverso un sistema di controllo articolato, dall’altra sono state sollevate preoccupazioni sugli effetti che la nuova presenza di detenuti potrà avere sulle strutture coinvolte e sul lavoro degli operatori impegnati nei diversi settori.
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