Menopausa senza paura, tra cambiamento fisico e un tabù che costa al lavoro

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La menopausa, che molte percepiscono come un nemico da cui difendersi, può invece configurarsi, se ben compresa e accolta, come un’occasione di rinnovamento personale, proiettando verso una fase esistenziale diversa ma non per questo meno ricca di stimoli e possibilità. È una transizione fisiologica, spesso caricata di ansie e paure ingiustificate, la quale, lungi dall'essere un evento puntuale, si articola in un processo graduale che può protrarsi per anni, suddividendosi nelle fasi di premenopausa, perimenopausa e postmenopausa. Monica Germani, nutrizionista e presidente dell'ANISS, sottolinea proprio questo aspetto, evidenziando come la conoscenza scientifica sia il primo, indispensabile strumento per superare visioni catastrofiche e affrontare con consapevolezza i mutamenti del Corpo, i quali richiedono, naturalmente, un adeguamento degli stili di vita e dell'alimentazione.

Il peso fisico e psicologico di una transizione naturale

Approfondire la fisiologia del climaterio, il cui inizio è segnalato da irregolarità del ciclo mestruale, permette di interpretare i sintomi non come segnali di una malattia, bensì come indizi di una riorganizzazione ormonale profonda, la quale, se gestita senza allarmismi, può condurre a un nuovo equilibrio. I fastimi più comuni, che spaziano dalle vampate di calore alle alterazioni dell'umore, pur rappresentando una sfida concreta, trovano oggi risposte sempre più personalizzate nella medicina e nella nutrizione, discipline che offrono strategie per mitigarne l’impatto e mantenere una buona qualità della vita. Diventa quindi cruciale, per ogni donna, costruire un dialogo aperto con professionisti sanitari preparati, i quali possano guidare questo passaggio con competenza, scongiurando il pericolo di affrontarlo in solitudine, magari ricorrendo a rimedi fai-da-te privi di fondamento.

Il silenzio in ufficio e il costo nascosto per le aziende

Se sul piano individuale la sfida è culturale e sanitaria, in ambito lavorativo la menopausa si trasforma in un vero e proprio problema economico e organizzativo, come dimostrano i dati di una recente indagine condotta dall'Intergruppo Parlamentare sulla Menopausa con Fondazione Onda ETS, Manupausa e l'Università IULM. Il dato più eclatante rivela che in Italia i disturbi correlati costano alle imprese circa 112 milioni di euro annui in giornate di assenza, una cifra che rende tangibile l’impatto di un fenomeno troppo a lungo ignorato. Ciononostante, e qui risiede il paradosso, il 76% delle donne continua a svolgere la propria attività senza chiedere accomodamenti o sostegno, soffrendo in silenzio per timore di ripercussioni o di essere giudicate negativamente, un silenzio che alimenta un tabù dannoso per tutti.

Rompere il muro del non detto per un sostegno concreto

Il lavoro di esperte come Nicoletta Orthmann e Manuela Peretti punta a smantellare proprio questo muro di imbarazzo e solitudine, promuovendo una cultura aziendale che riconosca la menopausa come una fase fisiologica della vita lavorativa, la quale merita attenzione e misure di supporto, così come avviene per altre situazioni. La mancanza di dialogo sul posto di lavoro, infatti, non solo aggrava il disagio personale, ma finisce per avere ripercussioni sulla produttività e sulla serenità degli ambienti professionali, creando un circolo vizioso che penalizza le donne e, in ultima analisi, l'intero sistema economico. Promuovere politiche aziendali sensibili, che prevedano flessibilità o spazi di ascolto, non è quindi una mera questione di welfare, ma un investimento intelligente, capace di trattenere talenti ed esperienze, valorizzando un capitale umano che altrimenti rischia di essere logorato da un problema inopinatamente trascurato.

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