The Italian Sea Group, il ceo Costantino querela gli ex dirigenti per il crac

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’onda lunga della crisi finanziaria che ha investito The Italian Sea Group, il colosso della nautica di lusso con sede a Marina di Carrara, si traduce ora in un’iniziativa giudiziaria formale. Giovanni Costantino, amministratore delegato e azionista di maggioranza della società, ha infatti depositato una denuncia-querela presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Massa, puntando il dito contro alcuni ex dirigenti apicali. L’azione legale, seguita dagli avvocati Francesco Marenghi e Massimiliano Manzo del foro di Firenze, è stata promossa da Costantino sia in proprio che nella sua qualità di legale rappresentante di Gc Holding, la sua holding personale, e mira a fare luce su presunte condotte illecite che avrebbero portato l’azienda al dissesto.

Secondo quanto ricostruito nell’esposto, i manager finiti nel mirino della magistratura – figure che ricoprivano ruoli essenziali nella gestione e realizzazione delle commesse – avrebbero agito in modo coordinato per aggirare i controlli interni. L’accusa, che si basa su verifiche contabili preliminari, è di quelle pesanti: gli ex dirigenti avrebbero scientemente alterato e occultato la reale situazione economica dei cantieri, fornendo al vertice aziendale informazioni distorte. Nello specifico, nella querela si parla di un sistematico intervento sui report relativi ai flussi di cassa, sui budget di commessa e persino sugli estratti conto bancari, creando una rappresentazione fittizia della gestione che sarebbe rimasta a lungo invisibile all’amministratore delegato.

Il meccanismo fraudolento e gli extra budget fuori controllo

Il cuore della contestazione ruota attorno alla generazione di ingenti costi extra budget, spese non autorizzate che avrebbero progressivamente eroso le casse della società. La denuncia descrive un vero e proprio sistema messo in piedi da questi soggetti per scavalcare il blocco informatico che impediva il superamento delle spese previste per ogni singola commessa. Un’elusione fraudolenta del gestionale interno che, stando alle prime analisi condotte dalla società con l’ausilio di consulenti, avrebbe permesso di far transitare a conto economico una parte significativa di questi maggiori costi già nei bilanci degli esercizi precedenti, lasciando il resto delle passività da contabilizzare sui lavori in corso. La scoperta di queste irregolarità, e il conseguente buco di cassa, avevano già portato a metà febbraio a un intervento d’urgenza del socio di maggioranza Gc Holding, che aveva iniettato 25 milioni di euro tramite un finanziamento soci per tamponare l’emergenza liquidità.

La querela arriva al culmine di settimane di turbolenze interne al gruppo, che hanno visto un vero e proprio terremoto ai vertici. Dopo le dimissioni del presidente Filippo Menchelli e del vicepresidente Marco Carniani, che avevano pubblicamente contestato la ricostruzione dei fatti fornita da Costantino, anche la consigliera Laura Angela Tadini aveva lasciato l’incarico, manifestando il proprio dissenso sulle modalità di gestione della crisi. A queste uscite si è aggiunta oggi la rinuncia di Roberto Scialdone, sindaco supplente, in quello che appare come un effetto a catena destinato a ridisegnare gli assetti di governance. Parallelamente, Borsa Italiana ha disposto l’esclusione delle azioni ordinarie della società dal segmento Star, a decorrere dal 17 marzo, pur rimanendo il Titolo quotato su Euronext Milan.

La continuità operativa e le prossime mosse giudiziarie

Nonostante la bufera giudiziaria e il tonfo del titolo in Borsa, la società tiene a precisare che le attività produttive non si fermeranno. L’amministratore delegato e il consiglio d’amministrazione, si legge nelle note ufficiali, si stanno adoperando per garantire la prosecuzione della normale operatività, con l’obiettivo di portare a termine tutte le commesse in corso e difendere il piano di sviluppo industriale. Sul fronte investigativo, è già stata affidata a Kpmf una due diligence forense che dovrà accertare in via definitiva l’entità degli extra budget e le responsabilità individuali, un’analisi che richiederà diverse settimane di lavoro e che produrrà un report preliminare entro un paio di mesi.

L’iniziativa legale di Costantino, che ha voluto mettere nero su bianco la sua estraneità ai fatti costituendosi come parte lesa, sposta ora il confronto sul piano penale. Sarà la Procura di Massa, a cui spetta l’accertamento dei fatti, a dover verificare la fondatezza delle accuse e l’esistenza di quel coordinamento tra gli ex dirigenti che avrebbe causato un danno economico rilevante alla società e, di riflesso, a tutti i suoi azionisti. La speranza del gruppo è che chiudere questa parentesi possa permettere di concentrare nuovamente le energie sul business, in un mercato della nautica che rimane competitivo ma che non perdona passi falsi.

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