La Francia si ferma a un passo dalla storia, ma la lezione di Koné resta un tesoro
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Redazione Sport
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L’avversione alla perdita è un bias cognitivo per cui, come mi spiegava ieri sera un amico psicologo mentre guardavamo Francia-Marocco, perdere qualcosa pesa psicologicamente circa il doppio, o forse due volte e mezza, rispetto a un guadagno materialmente equivalente. Una definizione calzante per descrivere la sensazione che ha attraversato lo spogliatoio francese al fischio finale: l’amarezza di aver sfiorato qualcosa di storico, una finale mondiale, pesa più della consapevolezza di aver disputato comunque un torneo straordinario.
Ma se la copertina di questa partita va di diritto a Kylian Mbappé e Ousmane Dembélé, autori delle giocate decisive, c’è un altro uomo che ha meritato una standing ovation, e il suo nome è Manu Koné.
Il centrocampista della Roma ha letteralmente dominato la mediana con una prestazione da leader assoluto, quasi fosse un “centrocampista totale” calato in un ruolo che spesso sfugge alle statistiche più appariscenti ma che, agli occhi di chi capisce di calcio, non passa inosservato.
Nel duello in salsa giallorossa che lo ha visto contrapposto al compagno di squadra El Aynaoui, Koné ne è uscito vincitore praticamente su ogni pallone, impartendo una vera e propria lezione di gioco: recuperi, anticipi, letture preventive e una qualità nel ripartire che hanno messo in seria difficoltà il reparto mediano marocchino. La sua presenza fisica, unita a una tecnica pulita e a una visione di gioco sorprendente, ha fatto sì che la Francia potesse giocare con un uomo in più in mezzo al campo, un lusso che pochissime nazionali al mondo possono permettersi.
E anche il giovane talento Bouaddi, dall’altra parte, avrà sicuramente molto da imparare da questa prestazione, una di quelle che restano impresse nella memoria e che possono segnare la crescita di un calciatore.
La doppia firma che spinge la Francia verso la semifinale
La qualificazione della Francia alle semifinali del Mondiale porta due firme pesantissime, quelle di Kylian Mbappé e Ousmane Dembélé, e sono nomi che raccontano molto più di una semplice vittoria.
Cominciamo col dire che si tratta del Pallone d’oro in carica, Dembélé, e del più probabile dei suoi successori, Mbappé: è davvero un’anomalia che a ventisette anni il fuoriclasse francese non abbia ancora alzato al cielo il più prestigioso dei trofei individuali, e tutto lascia pensare che nel corso del 2026 colmerà questa lacuna, magari proprio sulla scia di un mondiale giocato da protagonista assoluto.
Le loro giocate, i loro movimenti e la loro capacità di accendere la luce nei momenti più bui della partita sono stati il fattore differenziante contro un Marocco che ha lottato con orgoglio ma che alla fine ha dovuto inchinarsi alla superiorità tecnica dei campioni del mondo in carica.
I quarti di finale e il programma tv di Spagna-Belgio
Intanto, mentre la Francia si prepara ad affrontare il prossimo ostacolo, gli occhi degli appassionati sono puntati sugli altri quarti di finale, in particolare su Spagna-Belgio, una sfida che promette spettacolo e che rappresenta un vero e proprio crocevia per due delle nazionali più talentuose del panorama europeo.
La rassegna iridata, che si sta svolgendo tra Stati Uniti, Messico e Canada, procede a grandi passi verso la finalissima, e per la prima volta nella storia ha visto protagoniste ben quarantotto nazionali ai nastri di partenza, un allargamento che ha regalato sorprese e storie affascinanti ma che, purtroppo per il pubblico italiano, ha confermato l’assenza della nostra nazionale per la terza volta consecutiva.
Un dato che fa riflettere e che pone interrogativi profondi sullo stato del calcio italiano, ma che non toglie nulla allo spettacolo offerto da queste partite ad alto tasso tecnico e tattico.
La prestazione di Koné, però, rimane uno dei temi caldi di questa fase del torneo, perché parla di un calciatore che sta crescendo in modo esponenziale e che potrebbe diventare uno dei punti di forza della Francia per i prossimi anni. La sua capacità di adattarsi a diversi sistemi di gioco, la sua intelligenza tattica e la sua forza fisica lo rendono un elemento insostituibile per Deschamps, che ha trovato in lui quel giocatore di equilibrio capace di fare da collante tra difesa e attacco.
E se Mbappé e Dembélé rubano la scena con i loro numeri e le loro giocate spettacolari, è proprio il lavoro sporco, silenzioso e fondamentale di Koné a dare sostanza a una squadra che sogna in grande.




