Leone XIV e i giovani a Tor Vergata: un incontro che riaccende la memoria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’immagine è quella di un pontefice che, pur muovendosi con cautela iniziale, si lascia conquistare dall’energia di un milione di ragazzi. Papa Leone, ricevuto da un boato paragonabile solo a quello riservato a Wojtyła nel Duemila, ha rotto il ghiaccio con una generazione che lo osservava con curiosità, pronta a scrutarne ogni gesto. «La joventud del Papa», cantavano a squarciagola i giovani radunati sulla spianata di Tor Vergata, dove il caldo e l’attesa riecheggiavano l’evento di venticinque anni prima.

Don Roberto Regoli, storico della Pontificia Università Gregoriana, sottolinea come quel dialogo, sebbene basato su un discorso preparato, abbia preso vita grazie alle domande spontanee e alle considerazioni aggiunte da Leone. «I ragazzi impareranno a conoscerlo», afferma il sacerdote, evidenziando come l’incontro abbia segnato l’inizio di un rapporto. Il pontefice, da parte sua, ha colto al volo una pallina lanciata dalla folla, ha sorriso, si è lasciato trascinare dall’entusiasmo, pur senza rinunciare a un messaggio preciso: «Lottate per costruire un mondo più umano».

Quella che si è dispiegata sotto il cielo crepuscolare di Roma è stata una veglia carica di simboli. Leone XIV, riprendendo le parole di Giovanni Paolo II, ha parlato di coraggio e amore, invitando i giovani a essere testimoni di pace. Il riferimento al predecessore, interrotto da un’ovazione, ha creato un ponte ideale tra due epoche, mentre la folla – esausta ma elettrizzata – sembrava ripercorrere i passi dei "Papa boys" del Duemila.

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