Olio italiano, scattano i controlli a Bari contro le frodi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Scattano a Bari i controlli sull'olio extravergine di oliva venduto nei supermercati e nei negozi di quartiere, con particolare attenzione ai prodotti etichettati come «100% italiano» e commercializzati a prezzi particolarmente bassi. L'iniziativa è stata avviata dopo le proteste degli olivicoltori pugliesi, che denunciano il crollo delle quotazioni e chiedono verifiche sulla reale provenienza dell'olio in commercio. La Asl effettuerà campionamenti e analisi attraverso i Servizi di igiene degli alimenti e della nutrizione, con il supporto della Polizia annonaria comunale.

Le verifiche nei supermercati e le accuse dei produttori

I campionamenti inizieranno la prossima settimana, secondo quanto deciso durante una riunione operativa nel Dipartimento di Prevenzione dell'azienda sanitaria barese. L'obiettivo è accertare la corrispondenza tra le caratteristiche dei prodotti e le indicazioni riportate sulle confezioni. Il sindaco Vito Leccese aveva sollecitato l'intervento delle autorità competenti dopo le manifestazioni degli agricoltori. Il direttore generale dell'Asl, Luigi Fruscio, ha quindi convocato un incontro per organizzare le attività. Le verifiche dovranno distinguere le eventuali irregolarità dalle semplici differenze di prezzo: la vendita di olio importato non costituisce di per sé una frode, mentre dichiarare un'origine italiana non corrispondente a quella effettiva rappresenta una possibile violazione delle norme sull'etichettatura.

Tra le voci più seguite della protesta figura Michele Monopoli, contadino e influencer di Bitonto, che attraverso i social mostra le condizioni degli uliveti e denuncia gli effetti della concorrenza estera. In uno degli ultimi video ha ripreso le olive che cominciano a cadere sul terreno, richiamando l'attenzione sulle difficoltà dei produttori. Ha poi indicato Turchia, Marocco e Perù tra i Paesi dai quali arriva olio importato, invitando i consumatori a interrogarsi sulla provenienza delle bottiglie presenti nella grande distribuzione. Contestazioni analoghe sono state avanzate dagli agricoltori durante le manifestazioni e dagli esponenti delle organizzazioni di categoria, che chiedono maggiore tracciabilità lungo la filiera.

Giacenze in aumento e prezzi in caduta: i numeri della crisi

Le difficoltà del mercato emergono anche dai dati del rapporto Frantoio Italia, elaborato dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Al 30 settembre 2026, le giacenze nazionali di oli da olive ammontavano a 195.044 tonnellate, con un aumento del 46,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il dato comprende diverse categorie merceologiche: l'extravergine rappresenta il 77% del totale e, all'interno di questa categoria, il prodotto di origine italiana costituisce il 54,7%, pari a 82.195 tonnellate. La presenza di quantità elevate nei depositi, alla vigilia della nuova raccolta, contribuisce alle difficoltà commerciali denunciate da frantoi e aziende agricole.

La mobilitazione dei produttori ha raggiunto il suo momento più partecipato il 12 ottobre, quando circa duemila persone si sono riunite davanti alla Prefettura del capoluogo pugliese. Olivicoltori, frantoiani e rappresentanti delle cooperative hanno denunciato la riduzione dei prezzi riconosciuti alle imprese agricole. Durante la protesta è stato indicato un calo delle quotazioni dell'olio pugliese da circa 7 a 4 euro al chilogrammo. Tra le richieste presentate figurano il riconoscimento dello stato di crisi, la sospensione di alcune scadenze finanziarie e contributive, il sostegno ai frantoi e l'introduzione di strumenti più efficaci per documentare gli spostamenti del prodotto.

La risposta delle istituzioni e le misure chieste al Governo

Il Consiglio comunale di Bari ha approvato all'unanimità un ordine del giorno per sollecitare il Governo nazionale e la Regione Puglia a dichiarare lo stato di crisi del settore olivicolo-oleario. Il documento, sottoscritto da tutti i consiglieri e sostenuto anche dagli altri sindaci della Città metropolitana, chiede interventi straordinari per le imprese e i produttori. Tra le proposte figurano finanziamenti agevolati fino a 300mila euro per i frantoi industriali e fino a 50mila euro per quelli agricoli, una moratoria sui prestiti in corso e nuove linee di credito a tasso zero. Sono inoltre richieste modifiche alle regole sull'etichettatura e maggiori garanzie sulle importazioni provenienti dai Paesi esterni all'Unione europea.

Anche altri Comuni pugliesi hanno intrapreso iniziative specifiche. Ad Andria, la sindaca Giovanna Bruno ha chiesto all'azienda sanitaria competente di intensificare gli accertamenti sui prodotti commercializzati come extravergine italiano, mettendo a disposizione il Nucleo di Polizia annonaria per le verifiche congiunte. A Corato, il sindaco Corrado Nicola De Benedittis ha inviato una richiesta analoga all'Asl, indicando tra gli aspetti da esaminare la categoria dichiarata, l'eventuale presenza di residui e, dove tecnicamente possibile, l'origine effettiva del prodotto. Nella lettera ha chiesto che gli esiti degli accertamenti siano comunicati al Comune e alla Prefettura, con la segnalazione di eventuali irregolarità agli organismi competenti, compresi ICQRF e Nas.

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