Meloni su femminicidio Carbonaro: "Storia che lascia senza fiato, ma gli appelli non bastano"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo ad Astana al termine del vertice Asia centrale-Italia, ha definito "senza fiato" la vicenda di Martina Carbonaro, la giovane uccisa ad Afragola in un caso che ha riacceso il dibattito sulla violenza di genere. Pur riconoscendo l’impegno legislativo profuso dal governo, ha ammesso una sensazione di impotenza: "Ci abbiamo lavorato tanto, ma ti senti disarmato. Le leggi ci sono, gli strumenti pure". Un passaggio che sembra rispondere, seppur indirettamente, alle parole della segretaria del Pd Elly Schlein, che nei giorni scorsi aveva invitato a superare le divisioni politiche sul tema. "È uno dei pochi ambiti in cui divergenze non ci sono state", ha aggiunto Meloni, sottolineando però come il problema vada oltre la sfera normativa: "Forse non stiamo capendo veramente ciò che accade".

Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha parlato di un "dolore condiviso" del governo, sebbene abbia evitato di inquadrare il caso in categorie rigide: "È difficile stabilire il confine tra femminicidio, degrado o follia". Un’ambiguità che riflette la complessità di fenomeni spesso radicati in dinamiche sociali e culturali più ampie, come ha evidenziato anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Secondo il primo cittadino, dietro l’episodio di Afragola si celano "un problema educativo e il ruolo distorto dei social", con particolare riferimento alla difficoltà di gestire il rifiuto. "Dobbiamo insegnare ai giovani, soprattutto ai maschi, il rispetto", ha insistito, chiamando in causa le famiglie e le istituzioni formative.

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