Louis, 12 anni, precipita dal tetto mentre cerca un selfie con gli amici
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Redazione Interno
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La tromba delle scale di un grattacielo di via Piave, a Bologna, si è trasformata ieri sera in un baratro per un bambino di 12 anni, Louis Pisha, di origini albanesi. Il ragazzino, come ricostruito da un vicino che ha ascoltato le urla e poi ha visto i corpi dei minori scappare via, si trovava sul tetto dell’edificio al civico 6 insieme a un gruppetto di amici; probabilmente, lo avevano raggiunto non per un gioco qualsiasi, ma con l’intenzione di immortalare il tramonto o di scattare qualche selfie, una pratica che, in assenza di controlli, li aveva già portati altre volte a occupare quella terrazza condominiale sopra l’ottavo piano.
La dinamica della caduta: il lucernario cede sotto i piedi
Secondo la testimonianza raccolta sul posto, i ragazzi avrebbero prima forzato una finestra per accedere al tetto, un dettaglio che il vicino ha riferito senza mezzi termini: “Hanno rotto una finestra per andare sul tetto”. Una volta lassù, la loro attenzione si è concentrata su un lucernario, protetto da una cupola di plexiglass studiata per illuminare durante il giorno la tromba delle scale. Louis vi ha appoggiato i piedi sopra, forse per saltare, forse solo per guardare oltre, e quel materiale trasparente – che nulla aveva di una superficie solida portante – ha ceduto all’improvviso. Il dodicenne è precipitato nel vuoto, è scivolato lungo la gabbia della scala, e si è aggrappato un istante prima di cadere fino all’atrio al piano terra, dove il è stato ritrovato senza vita.
Il racconto dei secondi finali: grida e richieste d’aiuto
Non è morto subito, almeno stando a quanto si evince dalle parole del residente che ha assistito alla scena o ne ha udito i riverberi. Il bambino, infatti, dopo essere sprofondato nel lucernario, ha chiesto aiuto e si è tenuto con le mani; gli altri ragazzi, quelli che erano con lui, hanno iniziato a gridare a loro volta, un coro di urla che ha rotto la quiete di via Piave verso le sette di sera. Nessuno di loro abitava nell’edificio, ma – come emerso in seguito – frequentavano di tanto in tanto quella terrazza per giocare in tranquillità, lontano dagli occhi degli adulti. Quella tranquillità, però, si è trasformata in terrore quando Louis ha perso la presa.
L’indagine e l’autopsia: nessuna accusa immediata, ma molti interrogativi
La procura di Bologna ha disposto l’autopsia sul del dodicenne, un atto dovuto per chiarire ogni aspetto della caduta, anche se la dinamica sembra ormai delineata con chiarezza grazie ai rilievi della polizia e al racconto dei testimoni. Non ci sono, al momento, indagati iscritti nel registro, eppure gli inquirenti stanno cercando di capire chi fosse a conoscenza di quell’accesso facile al tetto e perché nessuno avesse mai segnalato il pericolo rappresentato da quella cupola in plexiglass. I giovani, hanno spiegato gli stessi residenti, non erano estranei al palazzo, ma lo frequentavano abusivamente; e proprio questa consuetudine – trasformata in una tragica abitudine – ha reso possibile l’impossibile.




