Femminicidio nel Cosentino, il compagno si avvale della facoltà di non rispondere davanti al gip
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Redazione Interno
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Si è chiuso con un secco silenzio, quello che in gergo giudiziario si definisce "mancato esercizio della facoltà di difendere", l'interrogatorio di garanzia che questa mattina ha visto protagonista Elvis Metvelaj, il 42enne di nazionalità albanese fermato dai carabinieri poche ore dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Ornella Forastefano, la donna di 46 anni la cui agonia si è consumata nella notte tra il 16 e il 17 agosto scorsi davanti all'ingresso del Pronto soccorso dell'ospedale di Trebisacce, nel Cosentino.
Il provvedimento restrittivo, notificato all'alba nel porto di Bari mentre l'uomo stava per imbarcarsi su un traghetto diretto in Albania, è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo pugliese, ma l'indagato, assistito dall'avvocato difensore, ha scelto di non rendere dichiarazioni, avvalendosi della garanzia costituzionale che gli consente di tacere in questa fase del procedimento.
La dinamica dell'omicidio e il tentativo di fuga
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari e condotte dai carabinieri della Compagnia di Scalea, hanno ricostruito con un certo margine di certezza i movimenti della coppia nelle ore immediatamente precedenti il dramma.
Secondo quanto emerso, la serata di Ferragosto era trascorsa in apparente normalità, con i due che avevano frequentato un locale sulla costa e poi si erano concessi un gelato, ma già durante una successiva sosta presso il punto di continuità assistenziale di viale Lagaria, ad Amendolara Marina, si sarebbe verificato un episodio spiacevole, forse legato a un equivoco o a un banale scambio di persona, che potrebbe rappresentare l'innesco della furia omicida.
La salma della vittima, come accertato dai medici del nosocomio di Trebisacce che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, presentava profonde ferite e traumi diffusi su tutto il corpo, lesioni compatibili con un violento pestaggio che l'ha ridotta in fin di vita; il trasporto d'urgenza al pronto soccorso, probabilmente avvenuto a bordo di un'auto privata, non è servito a scongiurarne la morte, che è sopraggiunta poco dopo l'arrivo in ospedale.
La reazione della figlia e le parole durissime sui social
A dare voce al dolore e al rancore che pervade la famiglia della vittima è stata la figlia di Ornella Forastefano, Maria Cosentino, che in queste ore si è sfogata attraverso un post pubblicato sui social network, nel quale ha manifestato tutto il suo sdegno non solo per la perdita della madre, ma anche per i commenti offensivi che, a suo dire, alcuni utenti hanno rivolto alla donna dopo la sua scomparsa.
"Sui social scrivono che se l'è cercata", ha scritto la giovane, esprimendo il proprio disgusto per una narrazione che, in qualche modo, finisce per giustificare l'atto brutale di cui è stata vittima la madre, quasi a voler cercare una responsabilità nella condotta della donna piuttosto che concentrare l'attenzione sulla violenza inaudita subita.
La figlia ha poi rivolto un pensiero diretto all'indagato, auspicando che "quell'animale soffra in carcere", un'espressione che testimonia la rabbia e l'impotenza di chi si trova a fare i conti con un lutto così atroce e, al contempo, con una ridda di voci e giudizi che nulla hanno a che fare con il rispetto dovuto a una vittima di femminicidio.
Le indagini e il quadro giudiziario
Il fermo di Elvis Metvelaj, eseguito dai militari dell'Arma nel porto di Bari, è scattato quasi in contemporanea con il ritrovamento del corpo, a dimostrazione della rapidità con cui gli inquirenti sono riusciti a individuare il principale sospettato e a bloccarne la fuga verso l'Albania, un paese che, non essendo membro dell'Unione Europea e non avendo un trattato di estradizione particolarmente snello con l'Italia, avrebbe potuto rappresentare una meta ideale per sottrarsi alle conseguenze penali.
L'udienza di convalida, che si è tenuta questa mattina dinanzi al gip di Bari, rappresenta il primo snodo processuale di una vicenda che, nelle prossime settimane, vedrà il proseguimento delle indagini con l'acquisizione di ulteriori elementi probatori, tra cui le immagini delle telecamere di sorveglianza, le testimonianze dei presenti nei luoghi frequentati dalla coppia e i referti autoptici che dovranno stabilire con precisione l'entità e la natura dei colpi inferti alla donna.
La scelta dell'uomo di rimanere in silenzio, sebbene legittima, non costituisce di per sé un ostacolo insormontabile per l'accusa, che potrà comunque contare sugli elementi raccolti nelle fasi iniziali dell'inchiesta per chiedere il rinvio a giudizio, mentre la posizione dell'indagato rimane al momento quella di gravemente indiziato del delitto di omicidio volontario aggravato dai legami affettivi e dalla premeditazione, circostanze che, se confermate in sede processuale, comporterebbero l'applicazione delle pene più severe previste dal codice penale.
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