Il rigore che infiamma San Siro: Calvarese attacca la gestione del Var, Allegri esplode contro Doveri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il 3-2 con cui il Milan ha avuto la meglio sul Torino, agganciando il secondo posto in classifica in attesa degli sviluppi della giornata, porta con sé un’ombra arbitrale destinata a far discutere a lungo. A scatenare le polemiche è stato il penalty concesso ai granata a otto minuti dal termine, un episodio che ha visto protagonista il difensore rossonero Strahinja Pavlovic per un presunto contatto con l’attaccante avversario Giovanni Simeone. La decisione, maturata dopo una revisione al Var da parte dell’arbitro Fourneau, ha generato una reazione veemente dalla panchina di casa, trasformando un successo fondamentale in un campo minato di recriminazioni tecniche.

L’ex arbitro Gianpaolo Calvarese, intervenuto con un video pubblicato sul proprio profilo Instagram, ha offerto un’analisi impietosa del meccanismo che ha portato al fischio. Calvarese sottolinea come il quadro offerto dalle immagini non possa considerarsi univoco, gettando ombre sul protocollo di intervento della sala Var. “Ormai non si capisce più nulla”, ha dichiarato l’ex direttore di gara, evidenziando come non esista una sola inquadratura in grado di dimostrare in modo inequivocabile l’effettiva entità del contatto tra la mano di Pavlovic e il volto di Simeone. Secondo la sua lettura, le telecamere mostrano l’azione prevalentemente da dietro, rendendo impossibile valutare l’intensità di un gesto che, per essere punito, richiederebbe un’evidenza chiara e lampante, requisito che a suo avviso qui manca.

A impreziosire il dibattito tecnico è stato il comportamento di Massimiliano Allegri, il cui sfogo a bordo campo ha catturato l’attenzione mediatica quanto la prestazione dei suoi giocatori. Il tecnico livornese, visibilmente esasperato dall’esito della revisione, si è avvicinato al quarto ufficiale Doveri con una frase destinata a diventare virale: “Io ci provo a stare calmo, ma così mi fate passare la voglia, io smetto di allenare”. Un’esternazione che, sebbene nata nel calore della tensione agonistica, fotografa il crescente scollamento tra le direttive arbitrali e la realtà percepita sul rettangolo verde, dove la soglia dell’intervento tecnologico appare sempre più aleatoria.

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