La lettera segreta di Camilla a Gisèle Pelicot e il memoir che racconta una nuova vita

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La missiva, arrivata da Londra in una busta dall’aspetto ufficiale, aveva un tono formale ma il contenuto, a sentire chi l’ha ricevuta, si è rivelato profondamente intimo. Gisèle Pelicot, intervistata dalla Bbc, è tornata a parlare del messaggio che la regina Camilla le fece recapitare durante lo svolgimento del processo di Avignone, rivelando per la prima volta, con il consenso di Buckingham Palace, alcuni passaggi di quella corrispondenza -2. La sovrana, da anni impegnata nella difesa delle donne vittime di aggressioni sessuali e lei stessa, in gioventù, finita nel mirino dei tabloid per vicende personali poi rivalutate, definiva l’operato della donna francese come un atto di “grazia e coraggio”, sottolineando come la sua battiera avesse “cambiato per sempre la narrativa sulla vergogna” -2. Un’ammirazione, quella espressa da Camilla, che Pelicot ha ammesso di non aver minimamente previsto: “Mi ha sorpreso, onorata e commossa”, ha dichiarato la settantatreenne, spiegando come non si aspettasse un’attenzione così diretta da parte di una corte reale -2.

Le memorie di una sopravvissuta e la scelta di rinunciare all’anonimato

Quel sostegno, arrivato dall’estero, si inserisce in un periodo di profonda trasformazione per Pelicot, la cui storia è destinata a essere nuovamente al centro dell’attenzione mediatica con l’uscita del suo memoir, “Un inno alla vita” (“Et la joie de vivre” nell’originale francese) -1. Il libro, scritto con la giornalista Judith Perrignon e in uscita il 19 febbraio in contemporanea in ventidue Paesi (in Italia per Rizzoli con la traduzione di Bérénice Capatti), rappresenta il tentativo di riappropriarsi della propria narrazione -1-4. Contro ogni aspettativa, la donna che per quasi un decennio è stata drogata dal marito Dominique e violentata da decine di sconosciuti reclutati online, rivendica un diritto apparentemente paradossale: quello alla felicità e alla passione per la vita. "Credo di essere la dimostrazione che non siamo mai preparati a ciò che la vita può riservarci, ma possiamo sempre trovare la forza di ricominciare", racconta nelle pagine del volume, spiegando la genesi di un Titolo che suona come una dichiarazione d'intenti piuttosto che come una banale nota di speranza -7.

Le crepe nell’unità familiare e il nuovo equilibrio con i figli

Se da un lato Pelicot racconta la sua rinascita, dall’altro non nasconde le lacerazioni che la vicenda giudiziaria ha provocato all’interno della sua famiglia. Nel memoir, infatti, emergono i complessi rapporti con i tre figli: se Florian è rimasto costantemente al suo fianco, accompagnandola anche in udienza, la relazione con Caroline, la figlia, è stata messa a dura prova -4. Caroline Darian, che nel corso del processo ha denunciato pubblicamente il sospetto di essere stata a sua volta drogata e abusata dal padre (sebbene Dominique Pelicot non sia stato processato per questi fatti specifici), ha vissuto con dolore quella che ha percepito come una distanza da parte della madre. Gisèle, nelle sue memorie, affronta la questione senza infingimenti: ha ammesso che il dolore non sempre unisce, anzi, talvolta può allontanare, e ha spiegato che ognuno dei suoi figli ha avuto bisogno dei propri tempi per elaborare il trauma -7. Poco prima delle festività natalizie, però, c’è stato un riavvicinamento con Caroline: una telefonata che Gisèle ha definito "molto importante" e che lascia presagire una possibile ricucitura dello strappo -4-7.

La forza ritrovata in un nuovo amore e la fiducia negli uomini

Parte integrante del racconto, e della sua attuale serenità, è la figura di Jean-Loup, il nuovo compagno conosciuto nell'estate del 2023, prima dell'inizio del processo -4. Un incontro che Gisèle descrive come inaspettato, quasi voluto dal destino, avvenuto tramite conoscenze comuni e che le ha restituito una dimensione affettiva che credeva perduta. Jean-Loup, spiega, è stato un pilastro silenzioso ma fondamentale nei mesi più duri: fu lui a stamparle le quattrocento pagine dell'atto d'accusa, un gesto piccolo ma carico di significato che le permise di studiare i fatti senza l'ostacolo di uno schermo -4. "Non avevo paura delle mie rughe né del mio. Amavo Jean-Loup e lui amava me. Anche la mia felicità ha avuto un ruolo in quel processo", ha confidato, ribadendo come l'affetto abbia contribuito alla sua tenacia in aula -4. Nonostante l'orrore vissuto per mano di un uomo e di decine di suoi complici, Pelicot rifiuta qualsiasi generalizzazione: "Per fortuna tra gli uomini ci sono ottime persone", ha dichiarato, "non voglio diventare paranoica, non voglio preoccuparmi di ogni sguardo che incrocio camminando per la strada" -7.

L’importanza della pubblicità del dibattimento e le questioni ancora aperte

Un capitolo centrale del libro è dedicato alla decisione, definita "la più importante della mia vita", di rendere pubblico il dibattimento, rifiutando l'anonimato garantito dalla legge francese alle vittime di stupro -10. Una scelta che maturò camminando, come sua abitudine, e confrontandosi con il compagno, e che scaturì dalla consapevolezza che un processo a porte chiuse avrebbe rappresentato un favore agli imputati. "La vergogna deve cambiare lato", ripeteva, e la pubblicità delle udienze divenne il mezzo per raggiungere questo scopo, trasformando la sua testimonianza in un messaggio universale per tutte quelle donne che faticano a denunciare -1. Nel frattempo, la vicenda giudiziaria non è del tutto conclusa: a fine anno è previsto a Nîmes il processo d'appello per Husamettin Dogan, l'unico dei condannati ad aver impugnato la sentenza, un procedimento a cui Gisèle ha scelto di partecipare in qualità di testimone, sentendo il dovere di esserci "fino alla fine" -6.

Description: Gisèle Pelicot rivela i dettagli della lettera ricevuta dalla regina Camilla. Intanto esce il suo memoir "Un inno alla vita", tra nuovo amore, rapporti familiari e la scelta di rendere pubblico il processo.

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