Cardiochirurgia all’Annunziata: la Regione Calabria frena e rilancia
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Redazione Salute
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La questione della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata di Cosenza, che da giorni anima il dibattito politico e istituzionale in Calabria, ha trovato un punto fermo nelle dichiarazioni del dipartimento Welfare e Salute della Regione. In una nota ufficiale, il dipartimento ha ribadito che la Calabria dispone attualmente di tre strutture complesse di cardiochirurgia: una al “Dulbecco” di Catanzaro, una al Gom di Reggio Calabria e una terza, precedentemente accreditata presso la clinica privata Sant’Anna Hospital, sempre a Catanzaro. Sulla possibilità di attivare un nuovo reparto all’Annunziata, però, non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva, nonostante il management dell’ospedale cosentino avesse già annunciato l’inserimento dell’unità nell’atto aziendale, con 14 posti letto previsti.
La nota regionale, che ha un tono caustico e quasi polemico, sembra rispondere alle critiche sollevate da alcuni esponenti politici locali, tra cui Corsi, Mancuso, Scarpino, Serò e Veraldi, i quali hanno accusato il governatore-commissario Roberto Occhiuto di prendere in giro i cittadini. «Ma ci prendono per imbecilli?», hanno dichiarato i politici, sottolineando la contraddizione tra le rassicurazioni del management dell’Annunziata e le affermazioni del dipartimento. La Regione, dal canto suo, ha replicato con una certa durezza, definendo «strana» la posizione di chi critica senza considerare i vincoli imposti dalle prescrizioni ministeriali.
Tra i punti chiave del comunicato regionale c’è anche la conferma che le due strutture emodinamiche di Catanzaro, quelle del “Pugliese Ciaccio” e del “Mater Domini”, non chiuderanno e continueranno a garantire servizi di alta qualità. Una decisione che arriva dopo mesi di tensioni e allarmi, soprattutto in seguito alle prescrizioni inviate dai ministeri della Salute e dell’Economia, che hanno sollecitato un efficientamento delle strutture complesse e un accorpamento delle due emodinamiche nell’area centrale della regione.
La nota del dipartimento, che sembra quasi un manifesto politico, non risparmia frecciate ai governatori che si sono succeduti negli ultimi 15 anni, durante i quali la sanità calabrese è rimasta commissariata. «Circa un anno e mezzo fa, evidentemente qualcuno si è svegliato dopo mesi e mesi di assopimento», si legge nel testo, che accenna a una presa di coscienza tardiva da parte delle istituzioni. La Regione, tuttavia, sembra voler chiudere la partita con un messaggio chiaro: la priorità è rafforzare le strutture pubbliche esistenti, evitando duplicazioni e sprechi.




