Trump rilancia l'allarme sul paracetamolo, ma la scienza frena

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che dalla Casa Bianca ha collegato l’uso del paracetamolo in gravidanza a un “rischio molto elevato di autismo” nei bambini, ha riacceso un dibattito scientifico mai completamente sopito. Tuttavia, le sue affermazioni, che hanno portato a un immediato coinvolgimento della Food and Drug Administration, sembrano scontrarsi con il parere della maggior parte della comunità scientifica internazionale, la quale, pur non avendo chiuso definitivamente il dossier, non ritiene al momento dimostrato un nesso causale di tale portata.

Le parole pronunciate da Trump nella Roosevelt Room, dove ha parlato di “nuove scoperte mediche significative”, hanno infatti un sapore già sentito, riallacciandosi a una controversia che va avanti da anni e che periodicamente torna alla ribalta. Il presidente ha esortato le donne in gravidanza a limitarne l’assunzione “a meno che non sia strettamente necessario”, una raccomandazione che, sebbene possa apparire prudente, è stata veicolata con un tono allarmistico e basata su un’evidenza che la ricerca non conferma in modo univoco.

La letteratura scientifica sul tema, in effetti, presenta risultati contrastanti e difficili da interpretare. Alcuni studi osservazionali, i quali per loro natura possono indicare una correlazione ma non una causa diretta, hanno suggerito la possibilità di un modesto aumento del rischio. Tuttavia, questi stessi lavori sono spesso gravati da fattori confondenti – come la condizione medica per la quale il farmaco viene assunto – che ne complicano l’analisi. La gran parte delle autorità sanitarie e delle società scientifiche pediatriche e ginecologiche, considerando l’insieme delle prove disponibili, continua a considerare il paracetamolo come l’antidolorifico e l’antipiretico di elezione durante la gestazione, essendo notoriamente controindicati i Fans.

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