Paracetamolo in gravidanza, Aifa ribadisce le linee guida dopo le affermazioni di Trump
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Redazione Esteri
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L'Agenzia italiana del farmaco è intervenuta per chiarire, una volta per tutte, la posizione europea sull'utilizzo del paracetamolo durante la gestazione. Alla luce delle recenti valutazioni scientifiche condotte a livello comunitario, l'Aifa ha dichiarato che non sussistono nuove evidenze tali da giustificare una modifica delle raccomandazioni attuali. Un intervento, il suo, che giunge a seguito delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale durante una conferenza stampa ha associato l'assunzione del farmaco, noto oltreoceano come Tylenol, a un "rischio notevolmente aumentato" di autismo.
La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) ha espresso a sua volta "profonda preoccupazione" per quelle che ha definito delle pericolose fake news, sottolineando come simili affermazioni, prive di un solido fondamento scientifico condiviso a livello internazionale, possano generare allarmismi ingiustificati. Trump, del resto, ha anche sostenuto la necessità di posticipare al dodicesimo anno di età la somministrazione del vaccino contro l’epatite B, attualmente prevista per i neonati, aggiungendo un ulteriore elemento di controversia in un dibattito già surriscaldato.
Oltre a ribadire la sicurezza del farmaco quando utilizzato correttamente, l'Aifa ha richiamato l'attenzione sulle indicazioni già vigenti, che consigliano di impiegare "la dose più bassa efficace per il minor tempo possibile". Una raccomandazione di prudenza, questa, che si applica a qualsiasi principio attivo assunto in gravidanza e che non è quindi indice di un pericolo specifico legato al paracetamolo. La posizione dell'ente regolatorio italiano si allinea perfettamente con quella espressa dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema), la quale ha a sua volta confermato l'assenza di motivi per rivedere le autorizzazioni all'impiego.




