Santanchè può restare ministra fino alla condanna in terzo grado, ma l’opposizione insorge

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze di Montecitorio e esponente di Fratelli d’Italia, ha chiarito la posizione del partito riguardo al caso del ministro Daniela Santanchè, coinvolta in un procedimento giudiziario. “Un rinvio a giudizio non è una condanna in terzo grado”, ha dichiarato, sottolineando che, dal punto di vista legale, l’asticella per rimanere in carica dovrebbe essere fissata solo in caso di condanna definitiva. Una presa di posizione che, se da un lato sembra voler difendere il principio di presunzione di innocenza, dall’altro ha scatenato le critiche dell’opposizione, che giudica la situazione ormai insostenibile.

Il Movimento Cinque Stelle, in particolare, ha presentato una mozione di sfiducia contro la ministra, sostenuta in Aula dal deputato Enrico Cappelletti. “Siamo all’opposizione e sembra quasi un fatto scontato”, ha ammesso Cappelletti, aggiungendo però che il dato più eclatante emerso dalla discussione è stata la “sfiducia interna” alla maggioranza. Un riferimento alle divisioni che, secondo l’esponente M5S, attraversano lo stesso schieramento di governo, dove molti avrebbero ormai preso le distanze dalla Santanchè.

Anche Carlo Calenda, segretario di Azione, ha espresso la sua posizione in modo netto. “La Santanchè è inadatta a fare il ministro”, ha dichiarato ai cronisti fuori dal tribunale di Roma, dove era stato ascoltato come testimone nel processo Regeni. “Non penso a una persona più lontana da un ruolo istituzionale: la mandassero via e chiudiamo questa storia”, ha aggiunto, criticando anche la scelta dei partiti di maggioranza di votare a favore della ministra, nonostante le riserve emerse.

Intanto, il caso Santanchè continua a infiammare il dibattito politico, mentre il ministro rimane al centro di un’inchiesta che rischia di minarne ulteriormente la credibilità. Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, nel suo editoriale di questa mattina si è chiesto quale sia “l’asticella” che Fratelli d’Italia intende fissare per decidere il futuro della ministra. Una domanda che, alla luce delle dichiarazioni di Osnato, sembra trovare una risposta parziale, ma che non placa le polemiche.

Parallelamente, un’altra vicenda tiene banco nel panorama nazionale: l’operazione anti-mafia a Palermo, che ha portato all’arresto di 181 persone. Dall’ordinanza del gip emergono dettagli che mostrano un’organizzazione divisa tra nostalgia per il passato e nuove strategie. Chat criptate, summit organizzati con metodi quasi imprenditoriali e, allo stesso tempo, riferimenti ai “nobili principi” di Cosa Nostra, come emerso da alcune videochiamate intercettate in carcere. Una mafia che, pur adattandosi ai tempi, non rinuncia alla sua identità storica.

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