L’invecchiamento non si ferma ma si può governare: dalla “vita sana” ai piccoli sforzi quotidiani, ecco la nuova frontiera della longevità

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non si tratta di raggiungere i 120 anni, traguardo che la scienza dell’invecchiamento considera poco realistico e – ammettiamolo – nemmeno auspicabile, se il prezzo da pagare fosse un decennio finale trascinato tra patologie degenerative e perdita di autonomia. L’obiettivo, spiega un rinomato studioso come Venki Ramakrishnan, è ben più ambizioso e concreto: allungare la cosiddetta “parte sana” della vita, quella finestra temporale in cui il Corpo e la mente conservano una funzionalità tale da rendere ogni giorno aggiuntivo degno di essere vissuto. E se da un lato celebriamo i centenari di turno, intervistandoli con curiosità quasi maniacale sulle loro abitudini – dalla colazione a base di verdure amare al bicchiere di vino rosso serale –, dall’altro la ricerca sta virando verso un approccio meno aneddotico e più basato su dati di popolazione.

L’attività fisica “incidentale” come terapia nascosta nei gesti di ogni giorno

Camminare a passo svelto per prendere l’autobus, salire le scale invece di aspettare l’ascensore, una corsetta leggera per non perdere la coincidenza: gesti banali, quasi invisibili, che secondo uno studio pubblicato sull’«European Heart Journal» possiedono un potere preventivo tutt’altro che trascurabile. I ricercatori, analizzando i dati di quasi 96mila individui, hanno osservato che pochi minuti al giorno di attività fisica intensa ma frammentata riducono in modo significativo il rischio di sviluppare otto patologie gravi. Le quali vanno dall’artrite all’infarto del miocardio, fino a toccare la demenza, un nemico silenzioso che divora anni di vita indipendente. Non serve quindi il mezz’ora di tapis roulant sudato: l’effetto protettivo si attiva già con brevi raffiche di movimento, a patto che siano davvero intense, quelle che lasciano un affanno momentaneo e il cuore a mille.

Micro-aggiustamenti quotidiani, l’interesse composto della salute

Come si guadagna un anno di vita, o forse più? La risposta arriva da un’altra ricerca, condotta su circa 60mila adulti del progetto UK Biobank, che ha incrociato dati relativi a sonno, dieta e attività fisica con gli esiti sanitari nel tempo. Ne emerge una strategia lontana dalle rivoluzioni drastiche – quella del “da domani smetto tutto e corro una maratona” – e vicina invece ai cosiddetti micro-aggiustamenti sostenibili. Cinque minuti in più di sonno per notte, una porzione di verdure in più nel piatto, una camminata veloce al posto di una sosta alla fermata dell’autobus: sembrano sciocchezze, e invece, cumulandosi, producono un effetto paragonabile agli interessi sul capitale. Il, insomma, ricompensa la costanza più dell’eroismo occasionale.

Addio alle lunghe sessioni in palestra? Il paradigma che cambia

Per decenni ci è stato ripetuto – da riviste patinate, personal trainer e persino da alcuni medici di famiglia – che per ottenere benefici reali servissero almeno centocinquanta minuti settimanali di esercizio strutturato, possibilmente in una struttura dedicata con attrezzi lucenti e musica a tutto volume. Una recente analisi approfondita, ripresa dal «Washington Post», mette però in discussione questo dogma, portando all’attenzione del grande pubblico il concetto di attività fisica intensa svolta in modo incidentale. La quale non richiede abbonamenti, né cambi d’abito, né quel senso di colpa che assale quando si salta la sessione programmata. Trasformare i compiti banali – portare la spesa a piedi anziché in auto, giocare con i bambini nel parco senza stare seduti su una panchina – in medicine gratuite per l’organismo: ecco la vera rivoluzione silenziosa.

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