Gastón Zama e quelle voci mai ascoltate, mentre le Iene smantellano il “complotto” su Garlasco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A gettare nuovamente scompiglio nelle carte – ormai presunte tali – del delitto di Pierina Paganelli ci pensa Gastón Zama, il quale, forte della sua consueta capacità di scovare retroscena inediti, ha rivelato in esclusiva per le telecamere del programma di Davide Parenti l’esistenza di alcuni audio clamorosi. Si tratta di registrazioni, custodite gelosamente fino a questo momento, che appartengono a Romina Sebastiani, figura chiave in quanto amica di Manuela Bianchi e, soprattutto, testimone privilegiata nelle dinamiche successive all’omicidio della 78enne di Rimini. Questi documenti sonori, mai ascoltati prima dal grande pubblico né, almeno stando a quanto trapela, approfonditi fino in fondo dagli inquirenti nella precedente fase istruttoria, possiedono un potenziale eversivo rispetto all’impianto accusatorio fin qui consolidato. Proprio mentre l’unico imputato per l’omicidio, Louis Dassilva, sconta ormai da un anno e mezzo la sua detenzione continuando imperterrito a proclamare la propria estraneità ai fatti, le parole della Sebastiani potrebbero agire come un grimaldello in grado di scardinare le certezze accumulate, spostando improvvisamente l’asse delle indagini verso territori inesplorati o quantomeno superficialmente accantonati.

Il fronte di Rimini e l’enigma delle dichiarazioni dimenticate

La vicenda legata alla morte di Pierina Paganelli sembrava destinata a chiudersi in un cassetto polveroso della giustizia, dopo l’arresto del senegalese e la cristallizzazione delle accuse basate prevalentemente sul racconto della nuora. Ed è proprio lì, su quel racconto, che le registrazioni di Romina Sebastiani piazzano un punto interrogativo lungo quanto un’interrogatorio. La testimone, ascoltata in quelle bobine, rilascerebbe dichiarazioni che divergono in maniera sostanziale dalle verità processuali sancite nei mesi scorsi. Sebbene il contenuto integrale resti ancora avvolto nel riserbo della trasmissione, si comprende che le sue parole offrono una nuova prospettiva sulla posizione di Dassilva, quasi suggerendo l’esistenza di un racconto alternativo che era rimasto soffocato nel rumore di fondo dell’inchiesta. Zama, scavando nel limbo di chi ha visto ma forse non ha detto tutto, restituisce dignità di contraddittorio a questi frammenti vocali, che da soli minacciano di riaprire un capitolo che la Procura riteneva ormai archiviato.

Le Iene rispondono a Bruzzone: smontata la teoria del “complotto” su Garlasco

Se sul fronte romagnolo il programma punta sulla scoperta, sul fronte lombardo – quello dell’omicidio di Chiara Poggi – lo stesso show ha scelto la via della controffensiva diretta. Nella puntata andata in onda giovedì 7 maggio 2026, Veronica Gentili e Max Angioni hanno ospitato un servizio che rispondeva punto su punto alle accuse di “macchinazione mediatica” recentemente avanzate da Roberta Bruzzone, Chiara Ingrosso e Selvaggia Lucarelli. Quest’ultime avevano ventilato l’ipotesi di un complotto orchestrato tra la redazione, l’avvocato Antonio De Rensis e l’inviato Alessandro De Giuseppe, finalizzato a pilotare la narrazione pubblica in favore di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara condannato in via definitiva per l’assassinio. Il programma, tuttavia, ha ribaltato l’accusa al mittente, definendo tali illazioni “fesserie” e procedendo a una dissezione cronologica dei fatti che ha evidenziato diverse incongruenze nei retroscena portati alla luce dai critici.

La ricostruzione fattuale: dalla denuncia inesistente al “super testimone”

Per sostenere la propria replica, le Iene hanno utilizzato una lente d’ingrandimento su tre snodi cruciali emersi nelle scorse settimane. Il primo riguarda la famosa denuncia presentata dalle cugine Cappa, elemento cardine della teoria accusatoria contro Stasi; ebbene, secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, questa denuncia si sarebbe rivelata inesistente, basandosi su un fraintendimento o su una ricostruzione priva di fondamento giuridico. Il secondo punto tocca il cosiddetto “accordo con l’ex carabiniere”, ovvero il presunto patto che avrebbe legato il programma a un militare per ottenere informazioni riservate, circostanza che la redazione ha energicamente smentito chiarendo i canali attraverso i quali è avvenuto il contatto con il testimone Bruscagin. Il terzo elemento, infine, si concentra sulle critiche mosse all’operato della Procura di Pavia, che le Iene hanno difeso sottolineando come ogni materiale raccolto (in primis i filmati e le testimonianze) sia stato regolarmente trasmesso all’autorità giudiziaria, la quale ha ritenuto degne di approfondimento le nuove piste senza lasciarsi condizionare da presunte pressioni mediatiche. Quasi a sigillare il tutto, il servizio ha ricordato come la stessa Procura, dopo aver vagliato gli atti, abbia disposto il dragaggio del torrente – una mossa investigativa che difficilmente sarebbe stata adottata se il sospetto di un depistaggio fosse stato fondato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.