Erdogan sfrutta il caos siriano per colpire i curdi
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Redazione Esteri
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che "la fine è ormai in vista" per il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e la milizia curda siriana YPG, che controlla la regione del Rojava, situata a oriente dell'Eufrate nel nord-est della Siria. Erdogan ha affermato che l'annichilimento delle milizie curde, sia al di qua che al di là del confine tra Turchia e Siria, sarà possibile grazie all'intensificarsi degli sforzi dell'esercito turco per affrontare le minacce terroristiche provenienti dalla vasta striscia di frontiera.
Nel contesto siriano, la situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di Israele e Turchia, entrambi alleati degli Stati Uniti e principali beneficiari, a livello strategico, della fine dell'era Assad in Siria. Tuttavia, i due Paesi sono in rotta di collisione, con il rischio di uno scontro che non conviene a nessuno. La rivalità tra Turchia e Israele, che hanno una storia di relazioni difficili e tese, potrebbe diventare una delle priorità dell'amministrazione Trump, che si insedierà tra un mese.
Nel frattempo, in Italia, centinaia di persone si sono radunate a Roma, nei pressi dell'ambasciata turca, per manifestare in difesa del Rojava. L'Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia (Uiki) ha organizzato il presidio a piazza Indipendenza per raccogliere le voci a sostegno del modello di convivenza pacifica, democrazia diretta e autodeterminazione che caratterizza la regione curda, attualmente sotto minaccia.
La situazione in Siria, con la Turchia alle porte di Kobane, città simbolo della resistenza curda, continua a essere critica.




