Il generale Mario Mori indagato nuovamente per le stragi del 1993

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il generale Mario Mori, già assolto nel processo sulla trattativa Stato-mafia, è nuovamente al centro di un'indagine della Procura di Firenze. L'accusa è di strage, con l'aggravante della finalità mafiosa e terroristica. Il governo di Giorgia Meloni ha espresso il proprio sostegno a Mori, mandando un segnale ai magistrati della procura toscana.

Il contesto

Mori, 85 anni, è indagato per concorso nelle stragi di mafia del 1993. In qualità di vicecomandante del Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri, avrebbe avuto conoscenza in anticipo (ad agosto 1992, 9 mesi prima dell'attentato di via dei Georgofili a Firenze del 26 maggio) del piano di attentati.

Le accuse

Secondo i pm Luca Turco e Luca Tescaroli, Mori era stato informato, dapprima nell'agosto 1992, dal maresciallo Roberto Tempesta, del proposito di Cosa nostra di attentare al patrimonio storico, artistico e monumentale della nazione e, in particolare, alla torre di Pisa. Successivamente, anche da un pentito, Angelo Siini, durante il colloquio investigativo intercorso a Carinola il 25 giugno 1993, il quale gli aveva espressamente comunicato che vi sarebbero stati attentati al nord.

Le indagini precedenti

Mori è stato assolto per cinque volte dall'accusa di aver trattato con Cosa Nostra per fermare la stagione delle stragi. Ora si trova adesso indagato per il motivo opposto: non aver fatto abbastanza per impedire che avvenissero. Questa la convinzione della procura di Firenze, che a distanza di oltre 30 anni ancora indaga sulle bombe scoppiate nel 1993 a Milano, Firenze e Roma.

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