Manovra e Irpef, il nodo del taglio per i redditi medi
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Redazione Interno
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La polemica politica, infiammata dalle recenti audizioni parlamentari, si è concentrata con veemenza sul taglio di due punti percentuali della seconda aliquota Irpef, che scende così dal trentacinque al trentatré per cento. Una misura, questa, che interessa una fascia di reddito compresa tra i ventottomila e i cinquantamila euro e che coinvolge, secondo le stime, circa quattordici milioni di contribuenti, un dato sul quale hanno richiamato l'attenzione, tra gli altri, la Banca d'Italia e l'Istat. Le opposizioni hanno gridato allo scandalo, definendo la manovra un regalo ai più abbienti, mentre il governo replica sottolineando come l'intervento sia rivolto principalmente ai ceti medi.
Lo scontro con l'Istat e la difesa del governo
È in questo contesto che si inserisce la reazione, particolarmente dura, del viceministro all'Economia, il quale non ha esitato a contestare pubblicamente le analisi dell'Istituto nazionale di statistica. In un'intervista, Maurizio Leo ha ribadito che «il settantacinque per cento dei tredici milioni e seicentomila contribuenti favoriti dal taglio» dichiara un reddito inferiore ai cinquantamila euro, bollando le critiche come il frutto «di analisi parziali con chiavi di lettura fuorvianti». La sua tesi, sostenuta con forza, è che l'operazione debba essere valutata nel suo complesso, assieme agli interventi resi strutturali dalla precedente legge di Bilancio, configurandosi come «la più grande redistribuzione degli ultimi anni» per un ammontare complessivo di ventuno miliardi.
Le misure alternative e il dibattito sull'equità
D'altro canto, si levano voci che pongono l'accento sulle possibili destinazioni alternative di quelle risorse. Il dibattito pubblico, infatti, si è arricchito di proposte concrete, spaziando dal potenziamento del cosiddetto bonus psicologo fino al finanziamento di cinque annualità del reddito di libertà, misure che si potrebbero realizzare con una diversa allocazione dei fondi. La domanda di fondo, che rimane sullo sfondo del confronto, è sull'effettiva utilità marginale di un euro al giorno per chi percepisce redditi molto elevati, per i quali un risparmio fiscale annuo di trecentosettantanove euro rappresenta una somma irrilevante, a fronte di bisogni sociali che molti considerano prioritari.
La replica dell'esecutivo alle accuse
La presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia hanno replicato alle accuse con un argomento che appare di facile presa presso l'opinione pubblica: hanno infatti fatto notare come sia quantomeno difficile etichettare come "ricco" chi percepisce uno stipendio mensile netto che si aggira attorno ai duemila o duemilacinquecento euro. Contro le levate di scudi dei leader dell'opposizione, che hanno parlato esplicitamente di una manovra a vantaggio dei più facoltosi e hanno persino riproposto l'idea di un prelievo patrimoniale, l'esecutivo ha quindi opposto una lettura dei numeri che punta a smontare la narrazione avversaria, insistendo sul carattere popolare dell'intervento a favore dei lavoratori dipendenti e delle famiglie della classe media.




