Airbnb applica la cedolare secca sugli affitti: novità per gli host

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Airbnb, in seguito all'accordo con l'Agenzia delle Entrate, diventa sostituto d'imposta e si fa carico di versare al Fisco 576 milioni di euro. La cedolare secca viene ora applicata anche agli affitti brevi, obbligando gli host che affittano appartamenti e camere a regolare la loro posizione.

Dal 2024, Airbnb applicherà una ritenuta del 21% ai proprietari che affittano l’immobile tramite la piattaforma online. Questa mossa è parte dell’evoluzione della questione degli affitti brevi e dell’applicazione della cedolare secca. Il Decreto Anticipi, collegato alla legge di bilancio, ha introdotto l’aumento della cedolare secca al 26% (a partire dal secondo immobile) e l’obbligo della richiesta e dell’esibizione del Codice Identificativo nazionale (Cin) sul portale in cui viene sponsorizzato l’immobile.

Inoltre, si va verso la revoca del sequestro preventivo da oltre 779 milioni di euro a carico della filiale irlandese di Airbnb, dopo che il colosso californiano degli affitti brevi ha chiuso un accordo con l'Agenzia delle Entrate per versare 576 milioni di euro. Dopo che la piattaforma ha deciso di pagare le ritenute del 21% sui redditi degli host non professionali derivanti da locazioni brevi ("cedolare secca"), che non erano state versate tra il 2017 e il 2021, il capitolo penale potrebbe chiudersi, in alternativa, o con un'archiviazione o con dei patteggiamenti.

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