Tragedia sulla funivia del Faito, quattro vittime tra cui il macchinista
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Redazione Interno
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Le operazioni di soccorso, ostacolate dalla fitta nebbia che avvolgeva il monte Faito, si sono protratte per ore, mentre cresceva l’ansia per la sorte dei passeggeri della cabina, di cui si erano perse le tracce dopo la rottura di un cavo. Il bilancio, purtroppo, non ha lasciato spazio a speranze: quattro morti e un ferito grave, precipitati da un’altezza di 1100 metri lungo il percorso che collega Castellammare di Stabia alla vetta, uno dei panorami più suggestivi del Golfo di Napoli.
Tra le vittime, due coppie di turisti stranieri e Carmine Parlato, 59 anni, dipendente dell’Eav e macchinista di bordo, originario di Vico Equense. La dinamica dell’incidente, ancora al centro delle indagini, riporta alla memoria un’altra tragedia simile, quella del Mottarone, dove il 23 maggio 2021, in pieno post-lockdown, una cabina si staccò dalla funivia causando 14 vittime. Sebbene i contesti siano diversi, il parallelismo è inevitabile, soprattutto per le conseguenze devastanti che questi eventi hanno sulle località turistiche e sulle comunità che le vivono.
A Castellammare, il dolore è palpabile. La funivia, nota come «panarella», è un simbolo storico per la città, un collegamento rapido – appena otto minuti – tra il mare e la montagna, parte integrante di quel circuito turistico che il sindaco Luigi Vicinanza aveva indicato come motore di rinascita. Ora, invece, il lutto segna una Pasqua già amara, mentre si attendono risposte sulle cause del cedimento.




