Plasma inutilizzabile nelle Marche, Acquaroli: «L’iter avviato doveva essere fatto prima»
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Redazione Interno
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Il disastro sanitario che ha colpito l’Officina Trasfusionale dell’ospedale di Torrette, ad Ancona, non si esaurisce nello spreco di centinaia di sacche di plasma – un danno economico che già lambisce i 45mila euro solo per le 323 unità buttate nel mese di marzo – ma si complica ulteriormente per le modalità con cui la Regione intende gestire ciò che resta di quel sangue donato. Le sacche divenute inutilizzabili a fini clinici, va detto, non verranno integralmente distrutte: troveranno una seconda vita, se così si può chiamare, all’interno del Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci (Cncf) dell’Istituto superiore di sanità (Iss), dove verranno impiegate per test sulla sicurezza delle trasfusioni. Una decisione, questa, che il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha definito importante pur sottolineando – con un’incisiva annotazione personale – che l’iter avviato ora, a suo giudizio, avrebbe potuto essere avviato già in precedenza.
Il doppio binario giudiziario e contabile
Sulla vicenda, che l’opinione pubblica ha ribattezzato “Plasmagate”, si è aperto ufficialmente un fronte contabile di non secondaria importanza. La Procura della Corte dei conti delle Marche, infatti, ha avviato un’istruttoria per accertare l’esistenza di un eventuale danno erariale; i magistrati contabili stanno valutando la condotta di chi, a vario Titolo, avrebbe dovuto preservare quel bene pubblico rappresentato dalle sacche di plasma. Un danno che, se confermato, potrebbe rivelarsi pesante: stando alle tabelle approvate in Conferenza Stato-Regioni, che fissano i prezzi unitari di cessione degli emocomponenti, ogni unità di plasma da aferesi ha un valore di circa 140 euro. Moltiplicato per le 323 sacche già certificate, si supera abbondantemente la soglia dei 45mila euro, una cifra destinata a crescere nelle more delle verifiche sul numero effettivo di unità finite al macero. Parallelamente, la Procura ordinaria di Ancona – che ha delegato le indagini ai Carabinieri del Nas – sta scandagliando i registri dei rifiuti speciali e acquisendo testimonianze, in un’inchiesta che incrocia profili di natura penale e responsabilità gestionali.
L’opposizione all’attacco e le accuse di omissioni
Il Partito Democratico, per voce dei consiglieri regionali Antonio Mastrovincenzo e Leonardo Catena, ha rotto gli indugi attaccando frontalmente la giunta. I dem sostengono che la vicenda sia costellata da “un’enormità di bugie, omissioni e silenzi” e che i vertici politici – Acquaroli in testa, insieme all’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro – fossero a conoscenza delle criticità da tempo, ben prima che la notizia esplodesse sulle cronache nazionali. I consiglieri hanno puntato il dito contro una mail datata 27 febbraio, firmata dal direttore del Dipartimento Salute, Antonio Draisci, nella quale – secondo quanto ricostruito – si ordinava di proseguire a pieno regime la raccolta di sangue nonostante le difficoltà tecniche dell’Officina. Il motivo di quell’ordine, hanno spiegato i rappresentanti dell’opposizione, sarebbe stato quello di evitare ricadute mediatiche negative legate a una riduzione delle donazioni. Missiva, questa, che sarebbe stata inviata per conoscenza anche allo stesso assessore Calcinaro, il quale – a detta dei dem – avrebbe quindi avallato una scelta destinata a rivelarsi disastrosa.
L’ombra delle chat e il silenzio di Montanari
A rendere ancor più intricata la matassa ci pensa la posizione del dottor Mauro Montanari, ex direttore del Dipartimento interaziendale regionale di medicina trasfusionale (Dirmt), dimessosi il 20 marzo dopo aver lanciato per mesi allarmi sulla carenza di personale. Montanari, contattato per fornire chiarimenti sul merito della questione – una matassa che presenta più di una zona grigia – ha risposto con un secco diniego, limitandosi a tutelare “l’immagine del sottoscritto” e spiegando che le sue ferie (dal 4 al 10 marzo) erano state programmate da tempo, offrendo comunque la disponibilità per una video call. Una versione, questa, che si scontra con la ricostruzione fornita dalla Regione: secondo fonti vicine all’assessorato, Montanari avrebbe invece chiesto espressamente di posticipare l’incontro a dopo il 10 marzo, determinando un ritardo nell’invio dei rinforzi (quattro tecnici, diventati operativi solo il 16 marzo) che si è rivelato fatale per le sacche di plasma già in attesa di lavorazione. Né si placano le polemiche sui gruppi chat: in alcuni messaggi, l’ex direttore avrebbe scritto – a proposito dello stoccaggio del plasma – “Io spero che non ci sia posto già da domani”, una frase che la maggioranza interpreta come una sorta di previsione o, peggio, di auspicata emergenza, mentre i legali di Montanari parlano di fraintendimenti.




