Sicilia, si rafforza l’asse Schifani-Sammartino tra nomine e polemiche
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Redazione Interno
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PALERMO – Il puzzle delle nomine dei dirigenti generali della Regione Siciliana, atteso da settimane, ha finalmente trovato una sua composizione. Con cinque nuovi ingressi e altrettante rotazioni, il governatore Renato Schifani ha chiuso un capitolo che aveva tenuto in sospeso la macchina amministrativa dell’isola. Sette, invece, le conferme tra i cosiddetti superburocrati, segno di una continuità che non ha voluto strappi troppo netti. Tra le scelte, però, non mancano le sorprese e le ombre, che hanno già acceso il dibattito politico e mediatico.
L’asse tra Schifani e la Lega, rappresentata dall’assessore regionale Luca Sammartino, esce rafforzato da questa tornata di nomine. Sammartino, figura chiave nel centrodestra siciliano, ha consolidato un rapporto di fiducia con il governatore, che sembra aver premiato le istanze del partito. Un equilibrio politico che, tuttavia, non è stato esente da tensioni, soprattutto per via di una delle nuove nomine, quella di Carmelo Ricciardo, destinato a guidare il dipartimento Istruzione.
Ricciardo, infatti, è attualmente imputato in un’inchiesta per corruzione risalente al 2019, legata a presunte mazzette per lavori di riqualificazione in alcuni porti siciliani, tra cui quello di Riposto. La sua designazione, già oggetto di critiche, ha gettato un’ombra sulle celebrazioni per il rinnovamento della burocrazia regionale. Brindisi interrotti, dunque, da una polemica che rischia di riaprire vecchie ferite e di mettere in discussione la trasparenza delle scelte operate dalla Giunta.
Nonostante ciò, Schifani ha dimostrato di saper tenere le redini di un processo complesso, fatto di incontri serrati e mediazioni politiche. Giovedì pomeriggio, dopo una serie di colloqui con gli esponenti della giunta e dei partiti, il governatore è riuscito a raggiungere un’intesa che sembrava lontana. Tra i nodi da sciogliere, c’era anche la posizione di Carmelo Frittitta, dirigente generale difeso pubblicamente dall’assessore Edy Tamajo ma alla fine escluso dalla lista dei riconfermati. Una decisione che ha segnato una prova di forza per Schifani, deciso a imprimere una svolta alla macchina amministrativa.
Le nomine, che riguardano i 17 dipartimenti regionali, arrivano dopo la scadenza del mandato dei precedenti dirigenti, avvenuta lo scorso 13 febbraio. Un passaggio delicato, che ha visto la Giunta lavorare senza soluzione di continuità per evitare vuoti di potere e garantire la continuità operativa. Tra i nuovi arrivati, oltre a Ricciardo, spiccano figure tecniche e politiche che dovranno affrontare sfide non semplici, in un contesto regionale spesso segnato da criticità strutturali e da una burocrazia farraginosa.
La scelta di Ricciardo, tuttavia, rimane la più controversa. La sua posizione giudiziaria, ancora aperta, rischia di diventare un boomerang per Schifani, già sotto pressione per dimostrare che il rinnovamento annunciato non sia solo di facciata. L’inchiesta che lo coinvolge, legata a presunti illeciti nei lavori portuali, è solo uno dei tasselli di un mosaico più ampio, che vede la Sicilia spesso al centro di scandali e procedimenti giudiziari.
Intanto, il borsino politico del centrodestra siciliano sembra premiare la Lega, che con Sammartino ha consolidato il suo ruolo di ago della bilancia nella maggioranza regionale. Un equilibrio che, però, dovrà fare i conti con le prossime sfide, a partire dalla gestione delle polemiche legate alle nomine e dalla capacità di mantenere unita una coalizione non sempre omogenea.




