Le crepe nell'economia russa, tra debiti delle famiglie e incassi energetici in calo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nonostante le narrazioni ufficiali dipingano un paese resiliente e capace di resistere alle pressioni occidentali, i dati della stessa Banca centrale russa, guidata da Maria Nabiullina, tracciano un quadro ben diverso e carico di ombre. Il Financial Stability Review, pubblicato a fine novembre, segnala con chiarezza come il rischio di credito stia evolvendo nella principale vulnerabilità del sistema finanziario, un campanello d'allarme che risuona in un contesto di crescita economica ormai fiacca e di un ambiente esterno ostile, segnato dalle sanzioni e dal conflitto in Ucraina. Le famiglie, strette nella morsa di un'inflazione persistente e di redditi che faticano a tenere il passo, stanno accumulando debiti a un ritmo preoccupante, spingendosi sempre più vicino al limite della sostenibilità.

Il peso del conflitto sulle spalle dei cittadini

Questa erosione del potere d'acquisto, che costringe molti a ricorrere al credito per far fronte alle spese quotidiane, si scontra con una realtà parallela, quella di un governo che destina risorse ingenti al settore militare. Il bilancio statale, che Vladimir Putin ha recentemente approvato, prevede per il prossimo triennio una destinazione di fondi senza precedenti alle forze armate, con una cifra che supera i 16 trilioni di rubli. Mentre si parla di piani di pace e si attendono mediatori, la macchina bellica russa non conosce soste, assorbendo capitali che, in parte, potrebbero essere dirottati verso un sostegno all'economia domestica, la quale invece mostra segni di forte affaticamento.

Il crollo delle entrate dal petrolio e dal gas

A complicare ulteriormente la situazione contribuisce il netto calo delle entrate statali provenienti dalle esportazioni di petrolio e gas, tradizionalmente il pilastro portante delle casse del Cremlino. Secondo le stime, a novembre si è registrato un drastico ridimensionamento, con un calo di circa il 35% su base annua, che ha portato le entrate a poco più di 520 miliardi di rubli. Questo crollo, attribuibile in parte a un prezzo del greggio più basso e a un rublo che si è rafforzato, priva il governo di una fonte di liquidità cruciale, rappresentando un colpo durissimo per un bilancio federale già sotto stress, che da quelle voci traeva fino a un quarto delle sue risorse complessive.

Le prime avvisaglie della crisi di liquidità

Le conseguenze di questa stretta finanziaria iniziano a materializzarsi in modo concreto, toccando persino un settore prioritario come quello delle forze armate. Sono emerse, infatti, segnalazioni di sospensioni nei pagamenti dei bonus e degli indennizzi una tantum promessi alle truppe impegnate al fronte, come denunciato da una repubblica nell'estremo oriente russo a causa di un deficit di bilancio. Una misura che stride fortemente con le promesse di spesa militare record fatte dal presidente, il quale aveva indicato nel rafforzamento dell'esercito non solo una necessità contingente per il conflitto, ma un obiettivo strategico di lungo periodo per la sicurezza nazionale.

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