Accordo Ue-Ucraina sui droni, via al partenariato per la difesa. Stallo sulle sanzioni

Accordo Ue-Ucraina sui droni, via al partenariato per la difesa. Stallo sulle sanzioni
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione europea e l'Ucraina hanno siglato un accordo per la produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone. L'intesa, annunciata a Kiev dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rappresenta un nuovo capitolo nella cooperazione industriale tra Bruxelles e Kiev in ambito militare. L'accordo, che segna l'avvio di un partenariato industriale per la difesa più ampio, mira a integrare le industrie del settore e a combinare l'esperienza ucraina maturata sul campo con la capacità produttiva europea.

La firma è avvenuta nel giorno della festa nazionale ucraina, durante la quale von der Leyen ha ricevuto da Zelensky l'onorificenza dell'Ordine d'Europa. Sullo sfondo, restano le incertezze sul fronte diplomatico: il presidente statunitense Donald Trump ha ribadito la sua convinzione che Vladimir Putin sia pronto a raggiungere un accordo per fermare il conflitto, nonostante le tensioni sul campo.

Un "Drone Deal" per unire esperienza e capacità produttiva

L'accordo sui droni, definito "Drone Deal", rappresenta il pilastro centrale del nuovo partenariato industriale per la difesa tra Unione europea e Ucraina. L'obiettivo, come spiegato da Ursula von der Leyen in una cerimonia a Kiev, è quello di mettere insieme l'ingegno ucraino e la forza industriale europea, per consentire joint venture e trasferimenti tecnologici mirati.

La Commissione europea ha sottolineato che questa iniziativa consentirà di abbattere le barriere burocratiche e armonizzare gli standard, facilitando la cooperazione tra le aziende dei due Paesi. Il piano prevede l'avvio della produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone entro la fine del 2026, con l'obiettivo di estendere la cooperazione alla produzione di missili antibalistici entro il 2028.

La prima riunione dei 19 membri fondatori dell'accordo, tra cui aziende europee come la spagnola Indra Group, la polacca WB Electronics e l'italiana Fincantieri, è già stata fissata per settembre a Bruxelles.

Fincantieri tra i partner industriali del progetto

Tra le aziende europee selezionate come partner fondatori del Drone Deal figura anche l'italiana Fincantieri. Il colosso della cantieristica navale è stato inserito in un gruppo che comprende altre realtà industriali del settore della difesa e della tecnologia, a testimonianza dell'interesse europeo a coinvolgere attori chiave nell'integrazione delle filiere produttive.

La presenza di Fincantieri e delle altre società in questo progetto si inserisce in un quadro più ampio di cooperazione, volto a rafforzare la base industriale della difesa del continente e a sostenere Kiev, sfruttando l'esperienza ucraina nell'uso dei droni. Questo accordo si basa sugli accordi bilaterali già esistenti tra Ucraina e vari Stati membri, con l'obiettivo di fornire un quadro unico e coerente a livello europeo.

Attacco su Kiev e nuove risorse finanziarie

La visita di von der Leyen e la firma dell'accordo sono state accompagnate da un nuovo attacco sulla capitale ucraina. Poche ore dopo l'arrivo della presidente della Commissione, una serie di esplosioni ha scosso Kiev in seguito al lancio di missili balistici. Questo attacco, che ha causato allarme e detonazioni nel cielo della città, ha riportato l'attenzione sul conflitto in corso. Parallelamente, l'Unione europea ha erogato un ulteriore miliardo di euro all'Ucraina per l'acquisto di droni, a valere sul prestito di sostegno da 90 miliardi di euro.

Questo pagamento, il secondo nell'ambito della prima tranche da sei miliardi destinata al settore, segue i 3,9 miliardi già versati a giugno. La Commissione ha inoltre approvato un piano di erogazioni da 10 miliardi per finanziare ulteriori forniture di droni, missili e aerei da combattimento.

Lo stallo sul 21esimo pacchetto di sanzioni

Mentre si rafforzano i legami militari tra Ue e Ucraina, il fronte diplomatico interno all'Unione mostra invece segni di stallo. Il Consiglio Affari Esteri dell'Unione europea tenutosi il 13 luglio si è infatti concluso senza raggiungere un accordo sul 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Le divergenze tra gli Stati membri hanno impedito l'adozione del provvedimento, che richiede l'unanimità dei 27 Paesi.

Secondo quanto riportato, le principali aree di contrasto riguardano le restrizioni sul trasporto del gas naturale liquefatto (GNL) russo e le misure relative ad alcuni interessi economici nazionali, come quelli legati alla banca Raiffeisen per l'Austria e al settore marittimo per Grecia, Cipro e Malta. L'Alta rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, ha dichiarato che le consultazioni proseguiranno, ma il mancato accordo rischia di minare l'efficacia di uno degli strumenti chiave per limitare le entrate del Cremlino.

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