Carbonara, trovato morto Michelangelo Scamarcia: fermato il titolare del negozio, confessa l’omicidio con un sacchetto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sono trascorse quasi quattro settimane dalla scomparsa di Michelangelo Scamarcia, il sessantottenne del quale, il trentuno marzo, era stata formalmente denunciata l’assenza dai luoghi abitualmente frequentati, quando i carabinieri della Compagnia Bari San Paolo – quelli stessi che avevano coordinato le ricerche fin dall’inizio – hanno interrotto ogni interrogativo rinvenendone il in tarda mattinata all’interno di un esercizio commerciale di Carbonara, quartiere periferico del capoluogo pugliese. Il locale, situato al civico 55 di piazza Umberto, è gestito da un cittadino cinese che, subito dopo il ritrovamento, è stato prelevato dagli stessi militari e portato via: una decisione, quest’ultima, dettata anche dall’esigenza di sottrarlo alla reazione immediata di alcuni presenti, che avrebbe potuto trasformarsi in un atto di giustizia sommaria. Il cadavere – avvolto in buste per l’imballaggio e ormai in avanzato stato di decomposizione a causa del tempo trascorso – non presentava, a un primo esame esterno, segni evidenti di violenza; ciononostante, gli inquirenti hanno subito orientato le indagini verso l’ipotesi dell’omicidio, anche alla luce di alcuni elementi emersi nelle ore successive.
Un fermo e una confessione in caserma
Il titolare dell’attività, un quarantaduenne di origine cinese, è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario; e già durante l’interrogatorio in caserma, come reso noto successivamente, avrebbe reso un’ammissione precisa, raccontando di aver ucciso Scamarcia soffocandolo con un sacchetto di plastica. Non è stato ancora chiarito, almeno dalle prime ricostruzioni ufficiali, quale sia stato il movente alla base del gesto, né se tra i due vi fossero rapporti pregressi o debiti di qualche natura. I militari, dopo aver posto sotto sequestro l’intero negozio di piazza Umberto, hanno avviato accertamenti tecnici sulla salma – ora a disposizione dell’autorità giudiziaria – e hanno concentrato l’attenzione su un dettaglio che, più di altri, ha alimentato i sospetti: a insospettire gli investigatori sarebbero stati alcuni tentativi di prelievo con bancomat effettuati proprio dall’esercizio commerciale in cui il è stato poi rinvenuto.
Le indagini dei carabinieri e il ritrovamento in tarda mattinata
La scoperta è maturata al termine di una serie di verifiche incrociate condotte dalla Compagnia del San Paolo, che già dal giorno della denuncia avevano setacciato la zona senza però, inizialmente, individuare tracce dell’anziano. È stato il sopralluogo mirato all’interno del negozio – autorizzato nell’ambito delle indagini coordinate dalla procura – a rivelare la drammatica verità: il, avvolto in più strati di sacchetti di imballaggio, si trovava in un angolo del locale, celato alla vista di chiunque entrasse per una normale compravendita. I carabinieri hanno provveduto al trasferimento della salma, mentre il titolare, dopo essere stato fermato, è stato portato in carcere in attesa dell’udienza di convalida. Nessun altro provvedimento, al momento, è stato notificato ad altre persone, e gli accertamenti proseguono a trecentosessanta gradi, compresa l’analisi dei flussi finanziari legati all’attività commerciale.
Le settimane dell’assenza e lo stato di decomposizione
Di Michelangelo Scamarcia non si avevano più notizie certe dal due aprile – un giorno dopo la denuncia – e le ricerche, pur condotte con continuità, non avevano portato ad alcun esito concreto fino alla mattina del ritrovamento. Le condizioni del, avvolto nella plastica e lasciato in un ambiente chiuso per diverse settimane, hanno reso particolarmente complessa l’ispezione esterna: i medici legali, incaricati dalla procura, dovranno ora stabilire con esattezza la data della morte e verificare la corrispondenza tra il racconto del fermato e i rilievi autoptici. Il negozio di piazza Umberto rimane sotto sequestro, e i carabinieri continuano a raccogliere testimonianze tra i residenti di Carbonara, molti dei quali hanno riferito di non aver notato movimenti sospetti nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa. L’uomo di quarantadue anni, ancora in carcere, resta l’unico indagato per omicidio volontario.




