Carbonara di Bari, il cadavere di Michelangelo Scamarcia trovato in un negozio: fermato il titolare cinese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il senza vita di Michelangelo Scamarcia, il sessantottenne scomparso il 31 marzo scorso e al centro di una lunga e serrata ricerca condotta dai carabinieri, è stato infine localizzato in un luogo che, a prima vista, nessuno avrebbe immaginato: all’interno di un esercizio commerciale situato al civico 55 di piazza Umberto, nel quartiere Carbonara di Bari. La scoperta, avvenuta nella tarda mattinata di oggi intorno alle 11:50 da parte del personale della Compagnia Carabinieri Bari San Paolo, ha subito assunto i contorni di un giallo giudiziario, complice l’avanzato stato di decomposizione del cadavere – avvolto in sacchi di plastica adibiti all’imballaggio – e l’assenza, almeno a un primo esame, di segni evidenti di violenza. Eppure, proprio quelle buste che lo contenevano, insieme ad altri elementi raccolti sul posto, hanno spinto gli inquirenti a non archiviare frettolosamente il caso come morte naturale.

Un fermo e la folla inferocita

Subito dopo il ritrovamento, i carabinieri hanno sottoposto a fermo il titolare del negozio, un cittadino cinese la cui identità non è stata ancora resa nota, allontanandolo dalla piazza per evitarne il linciaggio da parte di alcune persone presenti sul posto – una folla raccoltasi lungo via Umberto, evidentemente esasperata dalla macabra scoperta. L’uomo, che gestiva quell’attività ora posta sotto sequestro, è stato portato via in un’auto priva di insegne e condotto in caserma per essere interrogato; da quel momento, gli investigatori del Nucleo Operativo della compagnia e i militari della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Bari hanno cominciato a scandagliare ogni angolo del locale. Sulla vicenda, la Procura della Repubblica di Bari ha aperto un fascicolo d’inchiesta che, sebbene ancora in fase preliminare, verte già sull’ipotesi dell’omicidio: non si esclude alcuna pista, e il fermo rappresenta solo il primo, delicato tassello di un mosaico ancora frammentato.

I prelievi col bancomat che insospettiscono

A rendere la posizione del commerciante maggiormente gravosa – agli occhi degli inquirenti – è stato un comportamento anomalo rilevato nei giorni successivi alla scomparsa di Scamarcia: qualcuno, con ogni probabilità utilizzando le carte dell’anziano, ha tentato più volte di effettuare prelievi tramite bancomat proprio all’interno di quell’esercizio commerciale. Un dettaglio, quest’ultimo, emerso durante la ricostruzione delle ultime tracce digitali lasciate dalla vittima, incrociato con i tabulati e i movimenti sospetti registrati nel periodo immediatamente successivo al 31 marzo. I carabinieri della Compagnia Bari San Paolo hanno così concentrato le ricerche nella zona di Carbonara, fino a giungere al civico 55; dentro quel negozio, tra scatoloni e merce ancora imballata, hanno rinvenuto il ormai irriconoscibile di Michelangelo Scamarcia, avvolto nelle stesse buste che servivano a confezionare la merce.

Il giallo di piazza Umberto: indagini a 360 gradi

Manca ancora un referto autoptico definitivo – la salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria – e gli stessi Ris di Bari stanno analizzando minutamente le superfici, i sacchi e gli oggetti presenti nel locale per cercare tracce biologiche o reattivi compatibili con un eventuale utilizzo di sostanze chimiche. Non ci sarebbero, stando a quanto riferito da fonti investigative, fratture evidenti o ferite da arma da taglio sul, ma l’avanzata decomposizione potrebbe averne mascherato i segni; il titolare del negozio, interrogato per ore, avrebbe fornito una versione giudicata poco coerente dai militari, specie sul periodo intercorso tra la scomparsa dell’uomo e il momento in cui, a suo dire, si sarebbe accorto della presenza del cadavere. Il giallo di piazza Umberto, insomma, si regge per ora su indizi e su quel tentativo di prelievo col bancomat che continua a rappresentare il filo rosso dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari.

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