Fisco, ecco le novità per gli avvocati: arriva il vademecum di Cassa forense e Uncat
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Redazione Economia
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Il panorama fiscale che circonda la professione legale si appresta a vivere una stagione di profonde e significative modifiche, come fotografato dalla seconda edizione del Vademecum della Fiscalità degli Avvocati 2026, un lavoro curato dalla Commissione Studi di Cassa Forense in collaborazione con l’Unione Nazionale Camere Avvocati Tributaristi (Uncat). Il documento, presentato a Roma, si configura come una guida pratica e ragionata, una bussola per orientarsi tra i nuovi adempimenti, e mette nero su bianco gli effetti della riforma fiscale sul lavoro quotidiano dei legali, indipendentemente dalla forma con cui scelgono di esercitare la professione, che essa sia lo studio individuale, l'associazione o la società tra professionisti. Tra i temi caldi affrontati, uno spazio di primo piano è occupato dalle nuove regole che disciplinano le aggregazioni professionali, con l'obiettivo dichiarato di snellire e favorire i processi di crescita dimensionale degli studi legali.
Neutralità fiscale e aggregazioni, il nuovo corso per gli studi legali
Uno dei cardini attorno a cui ruota la nuova fiscalità forense è senz'altro il principio della neutralità fiscale applicato ai conferimenti di interi studi legali all'interno di una Società tra Avvocati (Sta). In pratica, il passaggio di uno studio individuale o associato a una forma societaria non viene più considerato un momento per realizzare plusvalenze tassabili, eliminando così un ostacolo che in passato poteva scoraggiare la crescita e la modernizzazione del settore. Questa agevolazione, come chiarito nel Vademecum, è pensata per rendere più fluido e meno oneroso il percorso di aggregazione, permettendo agli avvocati di concentrarsi sulla creazione di strutture più solide e competitive sul mercato dei servizi legali. È un cambiamento epocale che, di fatto, ridisegna i confini del mercato, spingendo verso modelli organizzativi più complessi e integrati, in grado di offrire una gamma di servizi più ampia e specialistica, e abbandonando progressivamente il paradigma del professionista che opera in totale solitudine.
Concordato preventivo biennale, la stretta sulle operazioni straordinarie
Se da un lato la riforma apre le porte alle aggregazioni, dall'altro introduce dei paletti piuttosto rigidi per chi intende accedere al concordato preventivo biennale. Il Vademecum evidenzia come l'istituto, pensato per premiare i contribuenti più affidabili con una sorta di "pace fiscale" predeterminata per due anni, diventi più selettivo. In particolare, l'attenzione si concentra sulle operazioni di fusione, scissione o conferimento, e persino sulle semplici modifiche della compagine sociale o associativa. Se queste avvengono nel corso del primo anno a cui si riferisce la proposta di concordato, rappresentano una causa di esclusione dall'accordo con il fisco. La ratio è chiara e lineare: l'Amministrazione finanziaria vuole evitare che si possa aderire al concordato basandosi su una determinata realtà economica e societaria per poi modificarla sostanzialmente subito dopo, vanificando di fatto i presupposti su cui l'accordo stesso era stato calcolato. Per gli studi legali in fase di assestamento o di ristrutturazione interna, questa diventa una variabile cruciale da considerare con la massima attenzione nella pianificazione strategica.
Rottamazione e debiti previdenziali, l'esclusione delle Casse professionali
Un altro tassello importante del mosaico fiscale riguarda le misure cosiddette "definitorie" o di rottamazione delle cartelle. Il Vademecum specifica che le normali procedure di definizione agevolata dei debiti tributari, che pure rappresentano uno strumento utilizzato da molti contribuenti per sanare situazioni pregresse, non si applicano ai debiti vantati dalle Casse professionali, e dunque nemmeno a quelli nei confronti di Cassa Forense. Si tratta di una distinzione sostanziale: i contributi previdenziali obbligatori dovuti dagli avvocati alla propria Cassa di previdenza seguono un binario separato e non sono inclusi nelle ordinarie sanatorie fiscali. Questo significa che eventuali piani di rientro o rottamazioni riguardano esclusivamente le pendenze con l'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Entrate Riscossione, lasciando impregiudicata la posizione previdenziale, che deve essere regolata secondo le proprie, specifiche normative interne. Una precisazione tutt'altro che secondaria, che evita facili illusioni a chi sperasse in una "pulizia" generale e indistinta di tutte le proprie pendenze passate attraverso un unico, semplice adempimento.




