Compagnia del Gusto Holding rileva i Krumiri Rossi: dopo 150 anni finisce l’era della “non crescita”
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Redazione Economia
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Casale Monferrato deve fare i conti con una piccola, grande rivoluzione, nascosta dentro quelle iconiche scatole di latta rosse che per un secolo e mezzo hanno rappresentato l’orgoglio di una pasticceria artigianale capace di resistere alle tentazioni della grande distribuzione. I Krumiri Rossi, il biscotto dai celebri “baffi a manubrio” che deve la sua forma – si dice – a un omaggio di Domenico Rossi verso Vittorio Emanuele II, cambiano ufficialmente proprietà. A rilevarne il 100% è stata Compagnia del Gusto Holding, realtà attiva nel food & beverage con un focus preciso sui brand iconici ad alto potenziale, portando così a compimento un passaggio generazionale e gestionale che segna la fine di una lunga tradizione familiare.
Se il segreto del prodotto, almeno quello dichiarato sulla confezione, è rimasto immutato – farina, burro, uova fresche, zucchero e vaniglia – la filosofia che lo ha governato finora era basata su un paradosso: la forza nella limitazione. Come riportato dal Corriere di Torino, la titolare uscente Anna Portinaro aveva sempre respinto le richieste di sbarco nella grande distribuzione con una motivazione che suonava quasi come un manifesto, laddove spiegava che per aumentare i volumi si sarebbe dovuta avviare una produzione industriale, ma che la dimensione artigianale era l’unica perseguibile. Quella volontà di “rimanere piccoli e buoni come una volta” ha rappresentato per anni non solo un limite logistico, ma il vero valore aggiunto del marchio, mantenendo i biscotti confinati nel negozio storico di paese o in selezionatissimi corner come Eataly.
L’addio alla filosofia della bottega e l’ingresso nella logica del “club deal”
A cambiare radicalmente è quindi l’approccio alla crescita. La holding acquirente, promossa dalla famiglia Cosulich e guidata da Sergio Albarelli (presidente) e da Enrico Nicoletto (amministratore delegato), ha strutturato l’operazione come un “club deal” tra manager e imprenditori, lontano quindi dalla logica dei fondi di investimento speculativi. Per la precisione, l’obiettivo dichiarato non è snaturare il prodotto – anzi, da via dell’Acqua a Casale continueranno a sfornare biscotti con la stessa ricetta – ma fare quello che la famiglia Portinaro ha sempre rifiutato: scalare i volumi attraverso un piano industriale strutturato, puntando in particolare sui mercati esteri come Stati Uniti, Canada e Giappone.
Anna Portinaro, che insieme al marito Carlo ha custodito il marchio per decenni dopo l’acquisizione avvenuta nel lontano 1953, resterà al fianco della nuova proprietà solo per una fase di transizione. La sua uscita definitiva dal capitale rappresenta il vero spartiacque storico: dopo oltre 150 anni, lo zoccolo duro della produzione non sarà più azionista, lasciando spazio a una governance più manageriale. A presiedere la nuova società sarà Angelo Miglietta, consulente aziendale e professore di economia all’Università IULM, scelto proprio per la sua origine casalese, a garanzia – come hanno sottolineato i vertici della holding – di un legame indissolubile con il territorio di origine.
I numeri di una piccola eccellenza e la lezione della “concorrenza”
A valle di questa acquisizione ci sono numeri che, sebbene contenuti, raccontano una redditività invidiabile. La società gestita dai Portinaro ha chiuso il 2024 con ricavi intorno ai 2,8-3 milioni di euro, ma con un ebitda che ha superato 1,1 milioni, a testimonianza di un margine operativo che pochi colossi industriali possono vantare. Si trattava, insomma, di una macchina perfetta ma volutamente sottodimensionata, con una decina di dipendenti e una struttura produttiva che oggi la nuova proprietà ritiene “sottoutilizzata”.
Non sfugge, a chi osserva il panorama dolciario piemontese, il parallelo con un’altra storica realtà casalese: i Bistefani. Anche loro simbolo del territorio, avevano intrapreso la strada dell’industrializzazione spinta per poi crollare, finendo ceduti al gruppo Bauli nel 2013 con la conseguente chiusura dello stabilimento locale e il trasferimento a Verona. Un fantasma che la nuova Compagnia del Gusto dice di voler esorcizzare con la massima cautela, assicurando che non si procederà a una trasformazione industriale brutale, ma a una crescita ragionata che preservi l’heritage.
Export e managerializzazione: le coordinate del nuovo corso
La strategia di Compagnia del Gusto si inserisce in un disegno più ampio che già controlla canali distributivi diretti all’estero, specialmente in Nord America e Regno Unito. L’idea è quella di inserire i Krumiri Rossi in un portafoglio più vasto di specialità alimentari (che include vino e prodotti ittici) per offrire ai buyer internazionali un pacchetto completo di eccellenze made in Italy. Non è prevista, almeno per ora, una riconversione massiccia dell’impianto produttivo, ma piuttosto un potenziamento della capacità operativa e una revisione del mix distributivo.
Resta sul tavolo la sfida più delicata: come coniugare la sacralità di una ricetta ultracentenaria – e la sua percezione di “prodotto raro” – con la necessità di riempire container destinati all’export. Per il momento, l’unica certezza è che la scatola rossa viaggerà più lontano, e che la lunga estate della “non crescita” per il biscotto di Casale si è ufficialmente conclusa.




