Il Polesine, locomotiva veneta per il 2026, ma la scena nazionale è per Varese e l’Emilia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Le proiezioni per l’anno appena iniziato, elaborate dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre su dati Prometeia, delineano una geografia economica in movimento, dove alcune aree si ritagliano un ruolo di traino pur in un quadro generale di crescita modesta. Se, a livello nazionale, l’incremento atteso del Prodotto interno lordo si aggira attorno allo 0,66%, è nel dettaglio provinciale e regionale che emergono le dinamiche più significative, spesso legate a specializzazioni produttive consolidate e a fortunate collocazioni geografiche.

La sorpresa del Nord-Est viene da Rovigo

All’interno del contesto veneto, che pure rallenta leggermente la sua corsa passando da una crescita dello 0,66% nel 2025 a una prevista dello 0,64% per il 2026, spicca con netto vigore la performance della provincia di Rovigo. Destinata, secondo le stime, a realizzare un +0,8% del Pil, la realtà polesana si candida a essere la locomotiva della regione, superando di quasi due decimi di punto la media veneta. Un dato che, seppur contenuto in valore assoluto, segnala una resilienza e una capacità di sviluppo superiore a quella dei territori limitrofi, in un momento in cui la tenuta di ogni distretto produttivo viene messa alla prova.

Varese in testa alla classifica nazionale, l’Emilia-Romagna regina tra le regioni

Sul podio nazionale delle province, invece, svetta Varese con un incremento previsto di un intero punto percentuale. La spiegazione di questo primato, come sottolinea l’analisi della Cgia, risiede nella duplice influenza economica che da sempre caratterizza la provincia: l’attrattiva dell’area metropolitana di Milano e i solidi legami con la confinante Svizzera. A seguire, si posizionano Bologna (+0,92%), Reggio Emilia (+0,91%), Biella (+0,90%) e Ravenna (+0,89%), confermando una forte concentrazione di vitalità al Centro-Nord. A livello regionale, avviene un sorpasso: se nel 2025 era il Veneto a trainare la crescita italiana, per il 2026 è l’Emilia-Romagna a essere indicata come la futura locomotiva del Paese, con una previsione di +0,86%. Questa prospettiva di leadership viene ricondotta dagli esperti alla solida tenuta di settori-chiave come la metalmeccanica, l’automotive e le biotecnologie, veri e propri pilastri del tessuto industriale regionale.

Un quadro composito di segnali contrastanti

Le stesse cifre, del resto, raccontano anche le difficoltà di altre aree, che si trovano in posizioni di retroguardia nella classifica della crescita stimata. Il Pil italiano complessivo, che si prevede supererà la soglia dei 2.300 miliardi di euro con un aumento di circa 66 miliardi, nasconde dunque andamenti disomogenei. Le previsioni, pur offrendo uno sguardo probabilistico sul futuro prossimo, fotografano un sistema in cui la capacità di reagire alle sfide globali dipende sempre più dalla coesione dei distretti e dalla loro capacità di innovazione, elementi che continuano a marcare un divario significativo tra diverse zone del Paese.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.