Roma torna a giocarsi la carta dei mondiali di atletica, dopo il ritiro per il 2027
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Redazione Sport
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La capitale si riaffaccia, con una determinazione quasi ostinata, sul mercato globale dei grandi eventi sportivi. La Federazione Italiana di Atletica Leggera, come è stato reso noto nelle scorse ore, ha ufficialmente trasmesso a World Athletics il dossier che candida Roma per l’organizzazione dei Campionati del mondo del 2029 o, in alternativa, del 2031. Una mossa che arriva a distanza di quasi due anni esatti dal clamoroso passo indietro – un ritiro, per l’esattezza – che aveva fatto sfumare l’edizione del 2027, quando le promesse e i cronoprogrammi si erano arenati contro ostacoli burocratici e finanziari allora ritenuti insormontabili. Stavolta, a differenza di quella precedente occasione, il progetto sembra poggiare su basi più solide, perlomeno sul fronte dell’appoggio politico: il governo, attraverso una lettera firmata dal ministro dello Sport Andrea Abodi, ha infatti garantito il proprio sostegno, un documento che è stato prontamente inserito nel fascicolo inviato al governo dell’atletica mondiale. Nessuna certezza, ovviamente, ma l’avvio dell’iter internazionale è stato comunque superato, e la decisione finale è attesa per settembre.
L’entusiasmo di Battocletti e il record che fa da traino
A dare voce, quasi per osmosi, all’ottimismo di questa nuova sfida è stata Nadia Battocletti, la fondista azzurra che proprio nelle stesse ore della presentazione della candidatura ha firmato una prestazione eccezionale. Correva a Lille, in Francia, quando ha stracciato il record italiano dei 10 km con il tempo di 30:08, a un solo secondo dal primato europeo – una frazione di tempo che rende bene l’idea del momento d’oro che sta vivando l’atletica italiana. «Ho letto che c’è stata la candidatura ufficiale di Roma per i Mondiali – ha dichiarato lei, con la schiettezza di chi non ama i giri di parole – penso che per tutta la nostra generazione azzurra, e anche per i più giovani, possa essere una grandissima occasione. Mi auguro davvero che l’evento sia assegnato all’Italia, ne saremmo tutti felicissimi». Un endorsement che pesa, eccome, se arriva da un’atleta che in questo momento rappresenta uno dei volti più autentici e competitivi del movimento tricolore.
Le carte trasmesse a World Athletics e il nodo delle date
La macchina procedurale, a questo punto, è già in moto. La Federazione ha provveduto a spedire tutta la documentazione necessaria alla World Athletics, l’ente che dovrà valutare la solidità economica, infrastrutturale e organizzativa della proposta romana. Due gli scenari possibili: il 2029 o il 2031. Una doppia opzione, quella presentata dal comitato promotore, che non è affatto un dettaglio secondario, perché lascia intendere una certa flessibilità da parte italiana nell’adattarsi ai piani complessivi del calendario internazionale. D’altronde, i grandi eventi – e i mondiali di atletica lo sono eccome, capaci di convogliare flussi turistici, investimenti mediatici e, inevitabilmente, anche interessi politici non sempre dichiarati – richiedono tempi lunghi e garanzie trasversali. La lettera di Abodi, in questo senso, ha funto da sigillo governativo, quel benestare che nella precedente candidatura era parso più incerto e frammentato.
Un’altra sfida per Roma dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi
Non sfugge a nessuno, certo, il contesto più ampio in cui si inserisce questa nuova corsa. L’Italia ha appena archiviato l’esperienza olimpica invernale – organizzata, va detto, con esiti altalenanti tra entusiasmo e critiche – mentre per i mondiali di calcio del 2032 la situazione è ben diversa (e non ci andremo, come è stato più volte ribadito). L’atletica, in questo quadro, rappresenta una sorta di terza via: un evento meno mastodontico di un calcio mondiale ma tecnicamente più complesso di un’Olimpiade invernale, capace di mettere insieme sport, affari e diplomazia. Roma ci riprova, dunque, senza troppi proclami ma con i fatti – o almeno con le carte – alla mano. E mentre gli atleti continuano a correre e a saltare, i dirigenti della Federazione sanno bene che il verdetto finale non dipenderà solo dai tempi sul cronometro, ma anche da quelle sottili partite di potere che si giocano lontano dalle pedane.




