Spalletti torna ad Avane dopo l’addio alla Nazionale: cori e affetto per l’ex ct

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Luciano Spalletti, a poco più di un giorno dalla decisione della Figc di sollevarlo dall’incarico di commissario tecnico, ha fatto ritorno a Empoli, dove ha trovato ad attenderlo l’abbraccio della sua gente. L’occasione è stata la cena di fine anno dell’ASD Avane, società in cui mosse i primi passi da calciatore e alla quale, nonostante gli anni e i successi, non ha mai smesso di essere legato. «Qui ho cominciato a giocare, perdendo quasi sempre», ha ricordato con una punta di ironia, prima di lasciarsi trascinare dai cori dei tifosi che gli hanno dedicato Ricominciamo, quasi un invito a voltare pagina.

Quella con l’Avane è una storia che va oltre il calcio. La polisportiva, che oggi conta oltre 250 giovani iscritti, rappresenta per Spalletti un punto di riferimento, tanto da non aver mai mancato, nemmeno negli anni di Napoli e della Nazionale, all’appuntamento annuale. Ieri, tra salumi, selfie e quella familiarità che solo i luoghi dell’infanzia sanno regalare, l’ex ct ha trovato un momento di serenità dopo le ore concitate seguite all’esonero. Una decisione, quella del presidente Gravina, che ha lasciato molti perplessi, non solo per i tempi – arrivata dopo un Europeo deludente ma non disastroso – ma anche per le modalità, con Spalletti costretto a comunicare l’addio ai giocatori pochi minuti prima dell’ufficialità.

Proprio nelle ultime ore da ct, durante l’ultima conferenza stampa, Spalletti aveva affrontato di nuovo il caso Acerbi, ribadendo con sarcasmo che i calciatori «sono stati zitti, non dovevano dirmi nulla». Un riferimento alle tensioni emerse durante il torneo, che hanno contribuito a dipingere un ritratto della Nazionale lontano dall’unità sperata. A pesare, come ha sottolineato Mauro Berruto – ex ct della Finlandia e parlamentare attento alle dinamiche sportive – è soprattutto «la disaffezione verso la maglia azzurra», un problema che trascende i risultati e che affonda le radici in un sistema orfano di talenti di livello internazionale.

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