La lunga notte dei playoff mondiali: l’algoritmo assegna il ruolo di favorita all’Italia, ma la Bosnia attende a Zenica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si sono chiuse con il respiro affannoso delle grandi notti europee le semifinali dei playoff che consegneranno alla fase finale dei Mondiali 2026 le ultime tre nazionali provenienti dal vecchio continente. Il percorso dell’Italia, sotto la guida di Rino Gattuso, si è dipanato senza particolari scossoni al cospetto dell’Irlanda del Nord: la partita, risolta dalle reti di Tonali e Kean nella ripresa, ha messo in luce una solidità di fondo che adesso, tuttavia, dovrà fare i conti con il clima incandescente di Zenica. L’avversaria della Nazionale, la Bosnia Erzegovina, arriva all’appuntamento forte di un’eliminazione sofferta inflitta al Galles, superato soltanto dopo la sequenza dei calci di rigore (l’1-1 dei tempi supplementari aveva visto prima il vantaggio gallese firmato James e poi il pareggio del solito Dzeko). Sarà proprio la cornice dello stadio Bilino Polje, il 31 marzo alle 20.45, a ospitare la finale che assegnerà un posto nel Gruppo A dei Mondiali, quello in cui attendono già Canada, Qatar e Svizzera.

E se l’azzurro si affida alla concretezza di un gruppo che ha ritrovato compattezza, c’è chi prova a leggere il responso del futuro attraverso le percentuali fornite dagli algoritmi. Il portale specializzato Football Rankings, utilizzando modelli predittivi basati sulla forza storica delle squadre e sui dati delle recenti prestazioni, ha elaborato le probabilità di qualificazione per ciascuna delle quattro finali in programma. E qui emerge un dato, per certi versi confortante per i tifosi italiani, ma che impone la massima cautela: all’Italia viene attribuito un tasso di avanzamento intorno a percentuali da favorita netta nel confronto con la Bosnia. Si tratta, in realtà, di numeri che fotografano uno stato di forma e una differenza di ranking—quella sì, innegabile—ma che rischiano di scontrarsi con la natura imprevedibile delle partite secche, laddove la tensione e l’episodio possono ribaltare qualsiasi pronostico.

La stessa rigidità matematica degli algoritmi, del resto, viene applicata agli altri tre incroci che completeranno il quadro europeo. Nel Percorso A, la Repubblica Ceca ha conquistato il diritto di giocarsi la qualificazione in casa contro la Danimarca, ma lo ha fatto con una rimonta che sa di impresa: sotto 0-2 contro l’Irlanda, i cechi hanno trovato la forza di pareggiare nei tempi regolamentari prima di prevalere nella lotteria dei tiri dal dischetto (6-5 il punteggio finale dopo i rigori). Un’impresa che restituisce l’idea di una squadra capace di non mollare mai, caratteristica che nella finale di Praga potrebbe rappresentare un fattore determinante di fronte a una Danimarca solida ma forse meno brillante rispetto alle attese.

Negli altri due percorsi, le semifinali hanno delineato sfide dal sapore diverso ma ugualmente incandescenti. La Svezia, trascinata da una prestazione di forza in casa dell’Ucraina, ha imposto il proprio gioco con un 3-1 che lascia pochi dubbi sulla condizione atletica degli scandinavi. L’appuntamento con la Polonia rappresenta un classico del calcio europeo, una sfida nella quale i pronostici si equilibrano: da un lato la potenza fisica e l’organizzazione svedese, dall’altro la qualità dei singoli polacchi chiamati a fare la differenza negli ultimi metri. Infine, il Kosovo ha sorpreso molti osservatori eliminando la Slovacchia, risultato che gli vale il diritto di ospitare la Turchia nell’ultimo atto: una Turchia, va detto, che nelle fasi a eliminazione diretta ha spesso dimostrato di saper gestire la pressione meglio di altre, forte di un pubblico che, pur lontano da casa, continua a sostenere con trasporto la propria selezione.

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