La Bosnia, tra il ct che gioca a poker e il portiere specialista dai rigori, attende l’Italia all’Inferno di Zenica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Martedì sera a Zenica, sul terreno dello stadio Bilino Polje che le recenti precipitazioni e le sanzioni disciplinari hanno reso un campo minato più che un semplice rettangolo di gioco, la nazionale bosniaca incrocerà le proprie traiettorie con quelle dell’Italia in una sfida che vale l’accesso alla fase finale dei Mondiali. A guidare la selezione padrona di casa dalla panchina, in questo contesto di pressione massima, c’è Sergej Barbarez, figura che al mondo del calcio ha preferito per lungo tempo quello del poker professionistico. Una carriera iniziata nel 2010, due anni dopo il suo ritiro dai campi di gioco, che lo ha visto partecipare persino alle World Series di poker con un piazzamento d’onore, salvo poi tornare a occuparsi di calcio nel 2024 con la nomina a commissario tecnico. La sua presenza, in questa vigilia così carica di tensione, sembra quasi una metafora della partita stessa: un azzardo calcolato, un "tutto o niente" in cui la posta in palio – la qualificazione alla Coppa del Mondo dopo dodici anni di assenza per entrambe le compagini – richiede la freddezza di chi è abituato a gestire il rischio al tavolo verde.

Se Barbarez rappresenta la mente strategica che ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, tra i pali la Bosnia schiera l’uomo che, dalle distanza degli undici metri, può trasformare la sfida in un’impresa. Nikola Vasilj, estremo difensore le cui statistiche parlano chiaro quando si parla di parate dagli undici metri, non sarà forse un portiere dalla carriera impeccabile sotto tutti i punti di vista, ma ha costruito una solida fama di specialista nella disciplina che spesso decide le sorti di queste sfide secche. È stata proprio la sua abilità – e quella dei compagni – a consegnare alla Bosnia il pass per questa finale, dopo aver superato il Galles nella semifinale dei playoff proprio grazie a una serie di rigori che lo ha visto protagonista. Il fatto che l’Italia abbia dovuto affrontare il percorso di spareggio a causa di due pesanti sconfitte in qualificazione diretta con la Norvegia, e che lo stesso ct Gennaro Gattuso abbia insistito sul fattore mentale come chiave di volta per evitare il ripetersi dei fantasmi del 2018 e del 2022, rende la presenza di Vasilj un pericolo ancora più concreto per gli Azzurri.

Il peso della storia e le condizioni proibitive

A rendere il quadro ancora più complesso per la spedizione italiana, che parteciperà al suo terzo spareggio consecutivo per un posto nella rassegna iridata, non sono soltanto i precedenti storici che vedono la Bosnia vittoriosa proprio nel primo incontro ufficiale tra le due nazionali (quell’amichevole del 1996 a Sarajevo che, giocata di pomeriggio per mancanza di illuminazione artificiale, segnò la rinascita sportiva del paese dopo l’assedio). Le condizioni atmosferiche attese nella città di Zenica, con pioggia e gelo che si aggiungeranno a un manto erboso già messo a dura prova dalle nevicate dello scorso fine settimana, trasformeranno il match in un vero e proprio "Inferno" fisico e tattico. La capacità di adattamento a un terreno pesante e la gestione di un pubblico ridotto nel numero – a causa delle sanzioni inflitte dalla FIFA dopo incidenti nell’ultima gara casalinga contro la Romania – ma surriscaldato dall’importanza dell’appuntamento, saranno elementi determinanti per chi, tra le due squadre, riuscirà a mantenere lucidità.

L’eredità di Sacchi e i numeri degli scontri diretti

I precedenti tra le due nazionali, se da un lato mostrano un bilancio favorevole all’Italia che ha raccolto tre vittorie nelle ultime cinque sfide disputate tra il 2019 e il 2024, dall’altro ricordano quanto il peso della storia possa essere ingombrante. La sconfitta patita nell’amichevole di trent’anni fa ebbe una conseguenza dirompente: portò alle dimissioni del ct Arrigo Sacchi, un dettaglio che sottolinea come per l’Italia affrontare la selezione balcanica abbia spesso rappresentato un crocevia con conseguenze che vanno oltre il risultato sportivo. Per la Bosnia, invece, quella rimane la prima e unica vittoria contro gli Azzurri, sebbene il dato vada aggiornato con i recenti confronti validi per le qualificazioni europee e la Nations League, in cui l’Italia ha sempre avuto la meglio.

Con il ct Gattuso che ha deciso di far sostenere l’ultimo allenamento a Coverciano per evitare i disagi del campo bosniaco fino all’ultimo, e con la consapevolezza che entrambe le squadre arrivano a questo appuntamento dopo aver eliminato rispettivamente Irlanda del Nord e Galles, la posta in gioco è tornata a essere l’accesso al palcoscenico mondiale. L’obiettivo, per la selezione di Sergej Barbarez che punta a ripetere l’impresa del 2014 quando partecipò per l’unica volta alla fase finale, passa inevitabilmente attraverso la capacità di neutralizzare l’attacco azzurro. Per l’Italia, invece, l’imperativo è resistere a un esame che mette alla prova la tenuta nervosa oltre che tecnica, in una sfida in cui la logica del "tutto o niente" la fa da padrona proprio come nella seconda carriera del tecnico avversario.

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