Bosnia-Italia, la notte di Zenica tra il peso della storia e la corsa verso il Mondiale
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Redazione Sport
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Il cammino che separa l’Italia dalla vetrina dei prossimi Mondiali estivi si gioca tutto nella notte di martedì, quando a Zenica – in quello stadio “Bilino Polje” che di recente ha dovuto ridurre la propria capienza a causa delle intemperanze di una curva – scatterà il verdetto finale. Dopo la vittoria, sofferta e costruita più sulla sostanza che sull’estetica, contro l’Irlanda del Nord, la Nazionale di Gennaro Gattuso si prepara ad affrontare una Bosnia che, nell’immaginario collettivo, rappresenta l’ultimo gradino prima del ritorno sul palcoscenico mondiale. Eppure, a guardare bene i dettagli, l’insidia appare più sottile di quanto la semplice differenza nel ranking FIFA possa suggerire. La squadra di casa, infatti, arriva a questa sfida forte di un’impresa compiuta a Cardiff, dove ha eliminato il Galles ai calci di rigore dimostrando una resilienza – e un’abilità nella lotteria dagli undici metri – che gli azzurri farebbero bene a non sottovalutare.
Il vecchio leone e il gioiello tedesco, la doppia anima della Bosnia
A fare da perno a questa selezione bosniaca, c’è innanzitutto Edin Dzeko, capitano e simbolo assoluto di un movimento che proprio nel suo ex attaccante interista ritrova l’esperienza per gestire i momenti chiave. Dzeko, nonostante l’età anagrafica non sia più quella degli anni ruggenti in Italia, rimane il terminale offensivo principale, come testimoniato dalla rete del pareggio all’86’ che ha tenuto viva la speranza contro i gallesi. Intorno a lui, però, cresce una generazione nuova che in questa campagna di qualificazione sta trovando sempre più spazio. Il giocatore su cui si concentrano le attenzioni è il diciottenne Kerim Alajbegovic, talento del Salisburgo di proprietà del Bayer Leverkusen, che con il suo sangue freddo ha trasformato il rigore decisivo in semifinale. La Bosnia, insomma, cerca di coniugare la fisicità di un 4-4-2 classico – con elementi di esperienza come Kolasinac dell’Atalanta – alla velocità e all’imprevedibilità dei suoi esterni più giovani, creando un mix che per l’Italia potrebbe rivelarsi ostico se affrontato con la stessa tensione mostrata nei primi minuti della gara contro l’Irlanda del Nord.
L’incognita stadio e il peso psicologico di una mancata qualificazione
L’atmosfera a Zenica, del resto, difficilmente potrà definirsi accogliente. Il “Bilino Polje”, piccolo stadio dalla storia lunga 54 anni e dai gradoni consumati dal tempo, è stato recentemente ridotto a 8.800 posti a seguito delle sanzioni della Fifa per i cori discriminatori e i fischi all’inno avversario durante la sfida contro la Romania. Nonostante il numero limitato di spettatori – circa un migliaio dei quali seguiranno l’Italia – il giornalista Gigi Riva, profondo conoscitore dei Balcani, descrive un ambiente in cui l’orgoglio di un popolo, che non ama sentirsi deriso, trasforma l’impianto in un fortino difficile da espugnare. Per gli azzurri, che hanno già fallito l’appuntamento con le ultime due edizioni del Mondiale, la pressione è palpabile. Lo stesso Sandro Tonali ha parlato di un “mostro” mentale da affrontare, quella sensazione di responsabilità che nelle gare secche rischia di produrre contrazione muscolare e bloccare la fluidità del gioco. La vittoria sofferta contro l’Irlanda del Nord, se da un lato ha permesso di superare il primo ostacolo, ha confermato una certa difficoltà nel gestire l’urgenza del risultato.
Le scelte di formazione e la sfida nelle fasce
In vista della trasferta, Gattuso dovrebbe affidarsi ancora una volta ai suoi fedelissimi interisti: Bastoni, Barella e Dimarco sono attesi dal 1’ minuto per dare solidità e spinta sulla corsia sinistra. Proprio le condizioni di Barella, tuttavia, rappresentano un punto interrogativo non da poco: il centrocampista dell’Inter sembra attraversare un momento fisico non ottimale, e le sue prestazioni potrebbero condizionare l’equilibrio di una mediana che dovrà fare a meno di una fantasia esuberante ma puntare invece sulla sostanza. Sulla fascia opposta si gioca invece il ballottaggio tra Matteo Politano e il giovane Palestra del Cagliari: da una parte l’esperienza e la capacità di reggere la pressione, dall’altra l’energia e l’imprevedibilità di un talento in ascesa. Una scelta che diventa strategica se si considera che il terzino bosniaco Kolasinac, nonostante la caratura internazionale, soffre maggiormente se costretto a difendere su calciatori veloci. Più indietro nelle gerarchie, per il momento, sembra essere finito Pio Esposito, per il quale si prevede un posto in panchina nonostante il grande entusiasmo popolare che lo circonda dopo le recenti prestazioni.
L’arma in più bosniaca si chiama Vasilj
Infine, c’è un aspetto che la vigilia impone di considerare con attenzione: la possibilità che la partita si trascini fino ai tempi supplementari e, soprattutto, fino ai calci di rigore. La Bosnia ci è già passata proprio contro il Galles, e in quella circostanza ha potuto contare su un estremo difensore, Nikola Vasilj, che vanta numeri impressionanti nella specialità. Il portiere dello St. Pauli, classe 1995, è considerato il miglior para-rigori d’Europa e ha già neutralizzato nove tiri dal dischetto nella sua carriera. Per l’Italia, che storicamente ha un bilancio favorevole nei confronti dei bosniaci con quattro vittorie e un solo pareggio – l’unica sconfitta risale addirittura al lontano 1996, quando a Sarajevo successe quello che costò la panchina ad Arrigo Sacchi –, l’imperativo categorico sarà cercare di chiudere la pratica entro i novanta minuti. L’obiettivo, insomma, è evitare di cadere nella trappola di una gara lunga e nervosa, dove la freddezza e la preparazione specifica potrebbero fare la differenza a favore dei padroni di casa.




