Barcellona-Atletico Madrid, la “mano amica” di Pubill e l’ira di Flick: “Era rigore e rosso”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte europea del Camp Nou si è chiusa con un verdetto pesante per i blaugrana (0-2) e una scia di polemiche destinate a infiammare l’intervallo prima della gara di ritorno. Se la cronaca racconta le reti di Julián Álvarez – in una splendida esecuzione su punizione – e la zampata cinica di Sorloth nei minuti finali, ciò che alimenta il dibattito degli addetti ai lavori è un episodio regolamentare sfuggito di mano al direttore di gara Istvan Kovacs, il rumeno già noto per precedenti direzioni discusse nella massima competizione continentale. Il tecnico tedesco Hansi Flick, visibilmente contrariato al termine della sfida valida per l’andata dei quarti di finale, non ha usato giri di parole nel definire “incomprensibile” la gestione di un frangente avvenuto al minuto 57’, un momento chiave che secondo la sua lettura avrebbe potuto cambiare radicalmente l’inerzia di una partita già compromessa dall’inferiorità numerica.

La genesi dell’errore: quando un rinvio diventa un rebus

Per comprendere la natura della protesta, occorre osservare la dinamica con l’occhio del regolamento, che spesso si perde nei meandri dell’interpretazione. L’episodio incriminato prende forma da un normale rinvio dal fondo dell’estremo difensore argentino Juan Musso. Invece di calciare lungo, l’ex portiere della Dea sceglie di battere corto, servendo il suo compagno Marc Pubill, schierato sulla linea dell’area di rigore. A questo punto si innesca un cortocircuito mentale nel difensore colchonero: convinto che l’arbitro non avesse ancora convalidato la ripresa del gioco, Pubill ferma il cuoio con la mano, lo sistema meticolosamente a terra – come si farebbe per battere una rimessa laterale o un calcio d’angcio – per poi rimetterlo in circolazione con un passaggio.

La legge del calcio, in questo caso, è ferrea se applicata alla lettera: il momento in cui Musso tocca il pallone con il piede (spostandolo deliberatamente dal dischetto) e lo indirizza a un compagno, l’azione è ufficialmente ripresa. Il tocco volontario di Pubill con la mano, in quella frazione di campo, integra gli estremi per la concessione di un calcio di rigore a favore del Barcellona. La situazione diventa ancora più spinosa se si considera il cartellino giallo che il difensore spagnolo aveva già ricevuto in precedenza; un provvedimento per il fallo di mano in quella specifica circostanza avrebbe significato la seconda ammonizione, lasciando l’Atletico Madrid in dieci uomini proprio nel momento di massima pressione dei padroni di casa.

Le parole di Flick e il silenzio del VAR

La frustrazione di Hansi Flick, come raccontato ai microfoni a fine partita, non si è limitata alla sconfitta in sé, ma alla sensazione di impotenza tecnologica di fronte a un episodio che riteneva lampante. L’allenatore tedesco ha infatti sottolineato una stonatura logica: se per l’espulsione di Pau Cubarsì – arrivata dopo la revisione al monitor per una trattenuta su Giuliano Simeone – la sala VAR è intervenuta prontamente modificando la decisione del direttore di gara, perché lo stesso metro non è stato applicato nella situazione di Pubill? -2 “Non capisco a cosa serva la tecnologia se poi non viene usata per episodi così chiari. Il portiere ha rimesso in gioco il pallone e il difensore lo blocca con la mano, è un gesto che succede una volta ogni cento anni, ma le regole sono chiare”, ha tuonato Flick, il quale ha anche ironizzato, con una punta di amarezza, sulla presunta “concentrazione” del VAR sugli episodi favorevoli alla formazione di Simeone.

Sebbene dal punto di vista tecnico si possa discutere se l’arbitro rumeno abbia volutamente “finto” di non vedere l’accaduto per dare la possibilità all’Atletico di ripartire senza interruzioni – una scelta che rientra nel cosiddetto spirito del gioco, come sostenuto da alcuni ex arbitri -1 – la realtà è che il protocollo del fuorigioco e del fallo di mano è stato disatteso. A differenza di quanto accaduto in un celebre precedente della scorsa Champions League tra Bruges e Aston Villa (dove un’analoga ingenuità di Mings fu punita con il penalty), Kovacs ha indicato di proseguire, alimentando il nervosismo di una squadra già in balia degli eventi.

L’impatto sulla doppia sfida e le pagelle di una notte storta

A rendere ancora più amaro il tutto per i culé è stata la prestazione sottotono di alcuni singoli, unita alla prova sontuosa degli ospiti. L’Atletico Madrid, fedele al proprio Dna guerriero tracciato da Diego Simeone, ha sfruttato l’inferiorità numerica (Cubarsì è stato espulso al 44’) e la confusione arbitrale per blindare il risultato. Il difensore Le Normand è apparso insuperabile nel presidio dell’area, mentre Julián Álvarez, oltre alla perla su punizione, ha dimostrato una mobilità che ha messo in seria difficoltà la retroguardia catalana. Sorloth, entrato nella ripresa, ha poi chiuso i conti sfruttando un assist al bacio, firmando il 2-0 che costringerà il Barcellona a una vera e propria impresa al Metropolitano.

Per quanto riguarda i voti alla direzione di gara, i commenti sono contrastanti ma fatalmente influenzati dalla controversia: chi ritiene che l’errore di Pubill non fosse sanzionabile in quanto la palla non era “in gioco” agli occhi del difensore, e chi invece parla di una grave mancanza di attenzione da parte di Kovacs, il quale era posizionato a pochi metri senza percepire l’irregolarità. Il difensore del Barcellona Ronald Araujo, dalla panchina, ha definito la situazione “assurda”, specificando come il gesto di bloccare il pallone con le mani fosse evidente a tutti.

In attesa del verdetto del ritorno, l’unica certezza matematica è il risultato: 0. Tutto il resto, dalla gestione della tecnologia alla tenuta mentale dei giocatori in inferiorità numerica, rimane confinato nel campo delle ipotesi e delle polemiche destinate a spegnersi solo al triplice fischio della prossima settimana.

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