Rottamazione quinquies, si restringe l'accesso per le cartelle di piccolo importo
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Redazione Economia
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I lavori preparatori per la Legge di Bilancio 2025, i quali stanno definendo i contorni della cosiddetta rottamazione quinquies, stanno progressivamente delimitando il perimetro di accesso alla misura, che si prospetta notevolmente più ristretto rispetto alle attese iniziali. Le stringenti esigenze di finanza pubblica, le quali impongono di evitare un eccessivo ammanco per le casse dello Stato, stanno orientando il legislatore verso soluzioni che selezionino in maniera rigorosa i debiti ammissibili, escludendone una parte significativa, in particolare quelli di modesta entità. Tra le ipotesi che circolano con maggiore insistenza, mentre il testo del disegno di legge si avvia verso l'esame del Consiglio dei Ministri, vi è l'introduzione di una rata minima, che si aggirerebbe attorno ai cinquanta euro, la quale di fatto escluderebbe dalla rateizzazione proprio le posizioni di minor importo.
Il focus sugli "avvisi bonari"
La nuova procedura, che alcuni preferiscono definire "pace fiscale" in un'ottica di distensione del rapporto fisco-contribuente, sembra dunque destinata a concentrarsi principalmente su quelle posizioni che, in gergo tecnico, sono identificate come "avvisi bonari", i quali rappresentano l'ultimo atto amministrativo prima dell'iscrizione a ruolo e dell'avvio della riscossione coattiva. Questi avvisi, di cui sono stati recentemente pubblicati gli aggiornamenti per gli anni 2023 e 2024 nel Cassetto previdenziale del Contribuente, costituiscono il bersaglio primario dell'intervento, mirando a recuperare crediti che non sono ancora divenuti cartelle esattoriali vere e proprie. L'obiettivo, peraltro, è quello di alleggerire il carico di lavoro per l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, la quale si troverebbe a gestire un numero minore di contenziosi, snellendo di conseguenza l'iter burocratico.
Addio al piano decennale originario
La struttura della rateizzazione subisce, essa stessa, una significativa contrazione rispetto al progetto iniziale, che prevedeva una suddivisione del debito in centoventi rate mensili, corrispondenti a un periodo di dieci anni. L'ipotesi attualmente più accreditata prevede, invece, una riduzione a centootto rate, che coprirebbero un arco temporale di nove anni, accorciando di un anno l'intero piano di rientro. Questa modifica, sebbene possa apparire di dettaglio, conferma la tendenza a un contenimento degli oneri per lo Stato, il quale, pur garantendo una forma di sollievo ai contribuenti, non intende dilazionare eccessivamente il rientro delle somme. La misura si affianca, comunque, ad altri strumenti già esistenti, come il saldo e stralcio, i quali presentano meccanismi e finalità differenti, pur perseguendo l'obiettivo comune di facilitare la regolarizzazione.
Il contesto delle altre misure governative
Parallelamente alle discussioni sulla rottamazione, il governo prosegue con l'attuazione di altre iniziative, come dimostra la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui flussi di ingresso per i lavoratori stranieri per il triennio 2026-2028, che definisce le quote annuali. Un altro segnale dell'attenzione verso il mondo del lavoro e dell'imprenditoria arriva, inoltre, dalla riapertura dei termini per la presentazione delle domande per gli incentivi all'auto-imprenditorialità, il "Resto al Sud 2.0" e i bandi per l'autoimpiego al centro-nord, i quali rappresentano un tentativo di stimolare la creazione di nuove attività economiche. Questi interventi, sebbene settoriali, disegnano un quadro di politiche attive che cercano di coniugare il rigore nella gestione dei conti pubblici con il sostegno alla capacità produttiva del paese.




