La petizione contro Eshkol Nevo al Libro possibile e il muro (di carta) della direzione: «Non identifichiamo l’autore con il suo governo»
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Redazione Interno
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Che nel nostro Paese, al pari di tante altre democrazie europee, esista una recrudescenza dell’antisemitismo – riacutizzatasi dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 e la conseguente offensiva israeliana a Gaza – è un dato ormai acquisito, anche se spesso si prova a ridurre il fenomeno a una mera critica politica dello Stato ebraico.
Eppure, come dimostra la polemica esplosa intorno alla partecipazione dello scrittore Eshkol Nevo al festival "Il Libro Possibile" (in programma a luglio tra Polignano a Mare e Vieste), il discrimine tra l’esercizio del dissenso e la messa al bando di un intellettuale è quanto mai sottile: da un lato, una petizione – che ha già raccolto firme illustri, tra cui quella di un arcivescovo e di un vicesindaco – chiede l’esclusione dell'autore israeliano; dall’altro, la direzione della rassegna chiude la porta a ogni ipotesi di censura, rivendicando l’autonomia della cultura dalla politica del
Momento.
I firmatari e le ragioni dell’appello: «Nessuna presa di distanza da Gaza»
A promuovere la raccolta firme, che è stata lanciata nelle scorse ore, sono esponenti dell’attivismo e dell’associazionismo locale, ma a dare forza alla richiesta di "riesame" dell’invito sono state alcune adesioni pesanti. La più clamorosa, senza dubbio, è quella di monsignor Franco Moscone, arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, il quale ha dichiarato senza mezzi termini che lo scrittore «non ha avuto il coraggio di portare un contributo di critica e chiarezza» sulla situazione nella Striscia.
Al presule si affianca, tra gli altri, il nome di Giovanna Iacovone, vicesindaca di Bari, creando un cortocircuito politico nella giunta cittadina, visto che il primo cittadino Vito Leccese si è detto apertamente contrario a ogni ipotesi di silenziamento. Secondo il testo dell'appello, Nevo non avrebbe espresso «una chiara e pubblica presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, dalla devastazione di Gaza e dall’espansione del conflitto nell’intero Medio Oriente».
I promotori – che pure tengono a precisare di non contestare il valore letterario delle sue opere – sostengono che «non basta raccontare l’umanità: occorre difenderla», soprattutto quando il tema scelto per questa venticinquesima edizione è proprio "Discorso all'Umanità".
La linea del festival: nessuna esclusione, anzi confermata
Di fronte a queste pressioni, la macchina organizzativa del festival non ha avuto incertezze. La direzione artistica, rappresentata da Rosella Santoro, ha ribadito con forza che la presenza di Eshkol Nevo resta confermatissima e che il programma non subirà modifiche. «Non possiamo identificare uno scrittore con le scelte politiche del governo del suo Paese», ha spiegato la direttrice, rivendicando per la rassegna la funzione di luogo di dibattito aperto, dove «accogliere voci, sensibilità e posizioni differenti» è una regola non negoziabile.
In una nota ufficiale, la direzione ha sottolineato come Nevo, da parte sua, abbia «pubblicamente invocato la pace, indicato nel dialogo e nei negoziati l’unica soluzione possibile» e abbia preso le distanze dagli esponenti più estremisti dell’esecutivo israeliano.
Del resto, il cartellone prevede interventi di giornalisti e testimoni – si pensi a Wael Al-Dahdouh di Al Jazeera o a Lorenzo Tondo – che offriranno una pluralità di sguardi sulla crisi mediorientale, rendendo ancora più incongrua, agli occhi degli organizzatori, l’idea di escludere proprio la voce di un israeliano critico.
La controffensiva pubblica dello scrittore: «Mi vergogno di Ben-Gvir»
Mentre la bufera mediatica si abbatteva sulla kermesse pugliese, Eshkol Nevo – autore di bestseller come "Tre piani" (portato al cinema da Nanni Moretti) e "Nostalgia" – si trovava a Bologna per "Repubblica delle Idee", e non ha lasciato spazio ad ambiguità. Dal palco della sala Salmon, lo scrittore ha pronunciato frasi che suonano come una risposta implicita ai suoi detrattori: parlando del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, ha affermato senza filtri: «Non solo provo vergogna, ma Ben-Gvir non rappresenta né me né i valori del mio Paese né l’ebraismo».
Nevo ha aggiunto che farà tutto quanto nelle sue possibilità (da «semplice scrittore», ha precisato con umiltà) affinché alle prossime elezioni di ottobre quella figura non faccia più parte dell’esecutivo, sottolineando la necessità di «una leadership più aperta al futuro». E ha concluso il suo intervento con un accorato appello alla pace – «il mio primo desiderio» – confessando un timore personale, quello per la sicurezza delle sue tre figlie in un momento storico che rende «vulnerabile» chi è donna.




