Il questore chiude "La mama de la mama" a Cerro Maggiore dopo una rissa con coltello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attività del bar "La mama de la mama", che sorge all’interno del centro commerciale di via Turati a Cerro Maggiore, è stata sospesa per quindici giorni su decreto del questore di Milano Bruno Megale, il quale ha esercitato i poteri di prevenzione conferitigli dalla legge. Il provvedimento, notificato nella mattinata di mercoledì 24 dicembre dai carabinieri della stazione locale, giunge a coronamento di una serie di controlli mirati, volti a monitorare il rispetto della legalità negli esercizi pubblici, e costituisce una risposta amministrativa immediata a un episodio di gravità tale da turbare la quiete pubblica. La decisione della questura, infatti, si inserisce in un contesto di azione più ampio, finalizzato a contrastare quei fenomeni criminali che trovano talvolta terreno fertile in luoghi di ritrovo mal gestiti, dove il confine tra svago e illegalità diviene labile.

L'episodio che ha fatto scattare il provvedimento

La sospensione della licenza, del resto, non rappresenta un intervento isolato ma la diretta conseguenza di un fatto di sangue accaduto pochi giorni prima, precisamente il 7 dicembre, quando una banale lite scoppiata all’interno del locale è degenerata in una violenta rissa, protrattasi poi all’esterno, durante la quale sono stati inferti colpi di coltello. Tre persone, coinvolte nell’alterco, hanno riportato ferite da arma da taglio e sono state condotte in ospedale per le cure del caso, venendo poi dimesse con prognosi variabile tra i sette e i dieci giorni: una dinamica, questa, che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e che ha inevitabilmente posto sotto la lente d’ingrandimento la gestione dell’esercizio. L’episodio, considerato nella sua gravità oggettiva, ha fornito il presupposto giuridico per l’adozione del provvedimento di chiusura temporanea, strumento che la normativa affida all’autorità di pubblica sicurezza per interrompere attività ritenute fonte di pericolo o disordine.

L’azione di controllo sul territorio non si ferma

Parallelamente all’intervento a Cerro Maggiore, la medesima autorità questorile ha disposto una sospensione di cinque giorni per il bar "Il Girasole", sito in via Dei Panigarola a Milano nella zona del Corvetto, a conferma di un’attività di monitoraggio capillare e costante che non trascura alcun quartiere. Anche in questo caso, la misura si basa su accertamenti condotti nel tempo dai militari, i quali hanno rilevato frequentazioni e contesti giudicati incompatibili con la sicurezza pubblica, compreso il rinvenimento di un’arma impropria come un nunchaku. Questi provvedimenti, seppur differenziati nella durata a seconda della valutazione della singola condotta e della pericolosità della situazione, rispondono a una logica unitaria di prevenzione, mirata a recidere sul nascere quelle situazioni di degrado o rischio che possono preludere a reati più gravi, intervenendo direttamente sulla concessione della licenza commerciale.

La chiusura come misura di tutela della sicurezza

La sospensione dell’attività, quindi, non costituisce una sanzione meramente punitiva bensì uno strumento amministrativo di tutela della collettività, finalizzato a interrompere una condotta gestionale ritenuta carente sotto il profilo del controllo e della garanzia di ordine. I titolari dei locali, ai quali viene notificato il decreto, sono chiamati a rispettare immediatamente la chiusura forzata, periodo durante il quale è preclusa qualsiasi forma di apertura al pubblico. Tale intervento, per sua natura temporaneo, lascia aperta la possibilità di una riattivazione dell’esercizio allo scadere del termine fissato, presupponendo però che nel frattempo siano state rimosse le criticità che ne avevano giustificato l’adozione, in un’ottica di responsabilizzazione dei gestori e di ripristino di condizioni di sicurezza minime e non negoziabili per chiunque scelga di svolgere un’attività di pubblico spettacolo.

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