Roma, ancora una volta il palcoscenico del Giro: la quarta "volata" consecutiva al Circo Massimo
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Redazione Sport
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È ufficiale: il Giro d’Italia, per l’ottava volta nella sua storia e la quarta consecutiva, calerà il sipario a Roma. La notizia, attesa negli ambienti sportivi, è stata ufficializzata questa mattina in una gremita Protomoteca del Campidoglio, dove il sindaco Roberto Gualtieri e Urbano Cairo (presidente di Rcs) hanno dato i numeri – e che numeri – della 109esima edizione. Dopo il successo delle passate stagioni, con i traguardi prima ai Fori Imperiali e poi all’Eur, la scelta è caduta su un percorso che quest'anno si concluderà al Circo Massimo. E proprio quest’ultimo dettaglio segna una discontinuità rispetto al 2025: si cambia location, ma non si cambia la sostanza di un legame che si fa ormai strutturale.
Un arrivo che è una piccola maratona tra i simboli della capitale
L’ultima frazione, quella decisiva del 31 maggio, non sarà una semplice passerella. Si articolerà in due momenti distinti, quasi a voler racchiudere l’essenza della città in poco più di cento chilometri. Si parte dal quartiere Eur, vetrina dell’architettura razionalista, per poi scivolare rapidamente verso il mare. Il plotone, infatti, raggiungerà Ostia prima di fare dietrofront e rientrare nel centro storico. Una volta dentro le mura, inizierà il vero e proprio forcing finale: un circuito cittadino di 9.5 chilometri da ripetere otto volte, che snoderà le volate tra il Colosseo e le Terme di Caracalla. Attenzione però, perché chi guarda solo la cartolina rischia di farsi male: il rettilineo finale è lungo 350 metri e, a circa metà dell’ultimo chilometro, la pendenza si impenna fino al 5%. Una piccola ascesa, quasi una "côte" improvvisata nel cuore di Roma, che potrebbe tradire i velocisti puri a favore di passisti più grintosi.
Un percorso da "Grande Bellezza" sui pedali: dalla Bulgaria al Blockhaus
Prima di arrivare nella Capitale, gli uomini di classifica avranno però avuto poco da scherzare per tre settimane. Il Giro d’Italia 2026 segna una partenza inedita: per la prima volta si parte dalla Bulgaria. La carovana attraverserà i Balcani con tre tappe (da Nessebar a Burgas, Burgas a Veliko Tarnovo e Plovdiv a Sofia) prima del lungo trasferimento via mare verso la Calabria. Un viaggio complesso, che giustifica il giorno di riposo extra rispetto agli standard: saranno tre i "riposi" totali per consentire il rientro in territorio nazionale e rifiatare dopo i 3.410 chilometri totali. Il dislivello complessivo sfiora quota cinquantamila metri, distribuiti tra i sette arrivi in salita previsti dal menu. L’unica cronometro individuale (40,2 chilometri), posizionata in Toscana, rappresenta il grande spartiacque per chi punta alla Maglia Rosa.
La sfida per la maglia rosa e il significato di uno "start" estero
In mezzo a queste montagne e pianure, tra l’ascesa del Blockhaus e le rampe di Piancavallo, si giocherà la corsa. La presenza di Nibali nella sala del Campidoglio – lui che due volte ha alzato al cielo il trofeo senza fine – ha simbolicamente idealizzato il passaggio di testimone tra i "soliti" grandi scalatori e i giovani di una nuova generazione di ciclisti. Cairo, nel suo intervento, ha parlato di una sorta di "museo a cielo aperto". Una metafora calzante, se si considera che l’intera manifestazione viene qui presentata non soltanto come un evento sportivo, ma anche come un moltiplicatore di turismo: un fenomeno che coinvolge direttamente le casse del territorio e che, attraverso la visibilità globale, alimenta l’indotto anche per i partner locali. La decisione di tornare a partire dall’estero (dopo Albania e Ungheria degli ultimi anni) rientra infatti in una precisa strategia di internazionalizzazione che Rcs persegue ormai da tempo.




