Giro di Romandia, Pogacar fa il bis a Vucherens: volata perfetta sul francese Godon

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci risiamo, qualcuno potrebbe obiettare, assistendo all’ennesima dimostrazione di forza messa in scena da Tadej Pogacar. Il Campione del mondo, infatti, ha fatto suo anche il secondo atto del Giro di Romandia 2026, un traguardo collocato a Vucherens dopo 173,1 chilometri di corsa. Se nella giornata d’esordio aveva avuto la meglio in una volata ristretta di attaccanti di lusso, stavolta lo sloveno ha allungato il suo personale score di vittorie consecutive, imponendosi in una volata più sa ma con la stessa, identica, straordinaria facilità. Lo ha fatto rimontando l’allungo del francese Dorian Godon, considerato alla vigilia il grande favorito per questo tipo di arrivo, e regolando in pochi, esplosivi, metri un gruppetto di una ventina di atleti.

La fuga da lontano e il controllo del plotone

La frazione, partita da Rue, non ha tradito le aspettative in termini di aggressività nonostante la presenza di un fuoriclasse inamovibile come Pogacar. La prima fase della corsa è stata animata da una fuga composta da quattro battistrada, evasi dal gruppo già all’undicesimo chilometro. In questo manipolo di irriducibili, muovendosi con intelligenza, c’erano Filippo Conca, Henri-François Renard-Haquin, Roland Thalmann e Jakob Söderqvist; quest’ultimo, lo svedese della Lidl-Trek, ha provato a giocarsi il tutto per tutto anche in solitaria nel corso dell’ultima ora di gara, sognando un’impresa che la macchina organizzativa della UAE Team Emirates ha però prontamente impedito. Il margine del quartetto, infatti, non ha mai superato i tre minuti, annullato dal ritmo costante e serrato imposto dalla squadra del leader, a testimonianza del controllo ferreo che il campione ha diritto di esigere.

La strategia perfetta nel triangolo finale

La tappa di oggi, raccontano gli addetti ai lavori, presentava un profilo collinare ideale per i cosiddetti "puncheur", corridori cioè capaci di soffrire in salita e di sprintare nel finale. Ne aveva tutti i crismi il transalpino Godon, già a secco di vittorie ma molto attivo in primavera, che ha lanciato la volata ai meno duecento metri dalla conclusione. Sembrava l’inizio della sua festa, ma ancora una volta l’istinto predatorio e la potenza di Pogacar hanno ribaltato il pronostico: lo sloveno, rintanato a ruota dell’avversario, ha aspettato il momento giusto per poi schizzare sulla destra, andando a vincere con un margine netto nonostante ci fossero solo pochi metri a disposizione. A completare il podio di giornata, tra gli altri, è salito il neozelandese Finn Fisher-Black, il quale ai nostri microfoni ha commentato la scelta tattica della sua Red Bull, ammettendo con sincerità un pizzico di rammarico per non aver scelto la scia giusta: “Forse non ho scelto il lato giusto. Ma rivendico la strategia, ho seguito Godon che sapevamo esser l’uomo da battere”.

Pogacar: "Non è così facile come sembra"

Per la cronaca, alle spalle di Fisher-Black si sono piazzati Clément Champoussin (quarto), Valentin Paret-Peintre (quinto) e Albert Withen Philipsen (sesto), mentre a tenere alto il nome dell’Italia ci ha pensato il giovane Davide Toneatti, capace di chiudere in settima posizione nonostante il ritmo indiavolato dei migliori. Con questo successo, il secondo in due giorni, Pogacar consolida la maglia gialla di leader, allungando in classifica generale grazie agli abbuoni concessi nei traguardi intermedi e finali. Il margine sul diretto inseguitore Florian Lipowitz è ora di diciassette secondi, un divario che sembra già incolmabile visto lo stato di grazia del fuoriclasse sloveno; ma al di là dei numeri, è stata la gestione della gara a impressionare: dall’alto della sua autorità, Pogacar ha tamponato di persona ogni tentativo di attacco nei chilometri caldi, dimostrandosi – se mai ce ne fosse stato bisogno – implacabile sia in salita che nelle volate di gruppo. “La gente pensa che vincere sia facile, ma c’è dietro tanto lavoro di squadra”, ha dichiarato a fine gara il diretto interessato, consapevole che la perfezione del suo momento richiede sacrifici invisibili ai più.

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