Giro di Romandia, Pogacar si ripete in volata: Toneatti settimo tra i grandi
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Redazione Sport
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C’è chi lo definisce un fuoriclasse e chi, ormai, ha smesso persino di cercare aggettivi nuovi, tanto la sua superiorità pare un dato di fatto più che un’opinione. Tadej Pogacar, infatti, continua a dettare legge sulle strade del Giro di Romandia, imponendosi anche nella seconda frazione, la Rue–Vucherens di 173 chilometri. Il capitano della UAE Team Emirates XRG, al termine di una giornata caratterizzata da una lunga fuga a quattro, ha sfruttato una volata ristretta per confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, la sua incredibile versatilità; lo sloveno, capace di vincere sulle salite più dure come sui muri delle Classiche, ha così dimostrato di saper regolare con cinismo anche un drappello di una ventina di corridori, lasciandosi alle spalle il francese Dorian Godon e il neozelandese Finn Fisher-Black, costretti ad accontentarsi delle piazze d’onore.
La fuga di giornata e il forcing della Ineos
La frazione, partita da Rue, è stata animata da un tentativo di allungo partito dopo soli undici chilometri. A muoversi sono stati quattro corridori, tra i quali spiccava il giovane svedese Jakob Söderqvist (Lidl-Trek), che aveva già ben figurato nel cronoprologo iniziale. Il quartetto, completato dal campione italiano Conca (Jayco AlUla), Thalmann (Tudor) e Renard Haquin (Picnic PostNL), ha guidato la corsa per gran parte della giornata, accumulando un vantaggio consistente ma mai tranquillizzante, vista la regia delle squadre degli sprinter nel plotone. La Ineos Grenadiers, in particolare, ha messo i suoi uomini a tirare in funzione di Dorian Godon, lavorando duramente per ricucire lo strappo; l’ultimo a cedere tra i fuggitivi, icona di una resistenza eroica quanto vana, è stato proprio Söderqvist, ripreso dal gruppo quando ormai mancavano appena quattro chilometri al traguardo, annullando così ogni possibilità di sorpresa.
Una volata calcolata al millimetro
A differenza della tappa d’esordio a Martigny, dove il forcing era arrivato da lontano sulle gambe di Lipowitz e Martinez, oggi lo scenario era quello di un arrivo ideale per i velocisti puri o per i finisseur di classe. Negli ultimi chilometri, la tensione è cresciuta in modo esponenziale, con diverse squadre che tentavano di posizionare i propri uomini per la volata. Pogacar, protetto da una squadra che ha controllato senza sbilanciarsi, ha aspettato il momento giusto per inserirsi; la sua volata è stata un concentrato di potenza e tempismo, tanto da sembrare quasi quella di un passista specialista, nonostante il suo palmares parli chiaramente di uno scalatore fuori dal comune.
Ha regolato un manipolo di corridori di altissimo livello, nessuno dei quali è riuscito a opporsi alla sua progressione, e questo successo gli è valso anche il rafforzamento della maglia gialla di leader della classifica generale, una posizione che appare sempre più salda dopo questi primi assalti.
Il settimo posto di Toneatti e i precedenti dello sloveno
Tra i corridori che hanno concluso nella stessa manchetta del vincitore, spicca il settimo posto del giovane italiano Davide Toneatti (XDS Astana), bravo a inserirsi nella scia dei migliori e a non farsi intimidire dal ritmo indiavolato imposto dai big. Una prestazione, la sua, che conferma le qualità del corridore lombardo, capace di reggere il confronto con i fuoriclasse in una delle corse più prestigiose del circuito WorldTour. Per Pogacar, che ormai da più di un anno domina la scena internazionale con la stessa nonchalance con cui si cambia una maglia, si tratta dell’ennesima conferma: dopo aver vinto la prima tappa in una volata a quattro e il cronoprologo iniziale che lo aveva visto partire non tra i favoriti assoluti, lo sloveno concede il bis in Svizzera, confermando il Giro di Romandia come suo terreno di caccia prediletto.




