Il diktat di Pogacar a Rue-Vucherens: volata perfetta e maglia blindata al Giro di Romandia
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Redazione Sport
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Tadej Pogacar ha ancora una volta piegato il Giro di Romandia al proprio strapotere, consegnando agli archivi una prestazione che lascia pochi spazi per l’interpretazione. Nella seconda frazione, quella che da Rue conduceva a Vucherens per un totale di 173 chilometri, il capitano della UAE Team Emirates XRG ha sfoderato una volata ristretta di rara precisione, dimostrando – qualora ce ne fosse ancora bisogno – come la sua versatilità rappresenti un’arma tanto temuta quanto, a questo punto, scontata. Lo sloveno ha regolato un drappello di una ventina di corridori, tenendosi alle spalle Dorian Godon e Finn Fisher-Black, i quali hanno dovuto accontentarsi delle piazze d’onore senza poter mai realmente impensierire il fuoriclasse.
La gestione chirurgica del finale e i giochi di posizione
Nell’ultimo chilometro, quando le traiettorie si chiudono e la tattica diventa un a corpo, Pogacar ha letto la situazione con un’anticipazione che rasenta l’istinto. Non c’è stata fuga né azione solitaria, perché il gruppo dei migliori si è compattato attorno a lui, quasi come se nessuno volesse – o potesse – prendersi la responsabilità di attaccare per primo. Fisher-Black ha provato a lanciare la sua volata da lontano, ma lo sloveno lo ha ripreso con una progressione lineare, senza strappi, quasi beffarda. Godon, dal canto suo, ha chiuso in seconda posizione, ma il suo distacco sulla linea racconta già tutto: Pogacar gioca a un livello diverso.
La classifica generale dopo la seconda tappa
La leadership dello sloveno, già salda dopo la prima tappa a Martigny, è diventata ora un blindato difficile da scalfire. La classifica generale vede Pogacar in testa con il tempo di 4 ore, 0 minuti e 27 secondi, tallonato – a sette secondi – da Florian Lipowitz della Red Bull – BORA – hansgrohe, giovane tedesco che sembra l’unico a reggere il confronto a corto raggio. Terzo, a sedici secondi, Lenny Martinez (Bahrain – Victorious), un nome destinato a ripetersi nelle posizioni che contano. Più staccati, ma non per questo irrilevanti, Jørgen Nordhagen (Team Visma | Lease a Bike) a ventitré secondi, Albert Withen Philipsen (Lidl – Trek) a trentuno, Primož Roglič (Red Bull – BORA – hansgrohe) a trentadue e Antonio Tiberi (Bahrain – Victorious) a quarantuno.
Le reazioni sul primo arrivo in salita e il bis dello sloveno
Quel che conta, per gli addetti ai lavori, è che i nomi più attesi non hanno tradito l’appuntamento sulla prima ascesa dura di questa edizione. La selezione è avvenuta in modo naturale, senza scossoni plateali, e alla fine il gruppetto dei pretendenti è rimasto compatto fino al traguardo. Pogacar, infatti, non ha stravinto nel senso di lasciare distacchi abissali, ma ha vinto con l’autorevolezza di chi può permettersi di risparmiare energie pur serrando il pugno sul controllo della corsa. La doppietta nelle tappe in linea – la prima a Martigny, la seconda a Rue-Vucherens – è il segnale più chiaro: la maglia gialla del Giro di Romandia è cucita addosso a lui, e per i rivali ogni speranza di ribaltare la situazione diventa un esercizio di calcolo probabilistico più che una concreta possibilità tattica.




