Il cognato di Vito Mezzalira: «Pensiamo siano i suoi resti»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Tutto può essere, ma pensiamo siano i resti di Vito Mezzalira quelli ritrovati»: sono le parole, cariche di un dolore trattenuto da anni, pronunciate da Silvano Negrisoli, il cognato dell’ex postino triestino del quale si erano perse le tracce dal lontano 2019. Una dichiarazione che, sebbene cauta, segna un punto potenzialmente cruciale in una vicenda che ha tenuto le forze dell’ordine e i familiari in un limbo di attesa straziante, un periodo durante il quale le speranze si sono via via affievolite di fronte al persistente silenzio.

Il macabro ritrovamento e gli indagati

I resti ossei, la cui identificazione è ora affidata alle indagini degli specialisti, sono stati rinvenuti in un pozzo situato nel giardino di una villetta a Sagrado, in provincia di Gorizia, una proprietà collegata alla compagna dell’uomo, Mariuccia Orlando, la quale, insieme a un altro uomo, è ora indagata per omicidio. Gli avvocati difensori degli indagati, tra cui Antonio Cattarini per Moreno Redivo e Giovanni Di Lullo per la stessa Orlando, hanno definito la situazione «delicata», consci della gravità degli elementi che stanno emergendo e che dipingono un quadro sempre più complesso e oscuro.

La scia di inganni e il fotomontaggio natalizio

Quello che emerge con forza dalle indagini, e che conferisce alla storia un alone di crudeltà aggiuntiva, è la meticolosa opera di depistaggio posta in essere per alimentare l’illusione che Mezzalira fosse ancora in vita. Nel dicembre del 2021, infatti, Mariuccia Orlando inviò alla sorella di Vito, Domenica, un fotomontaggio dozzinale che ritraeva i due, lui e lei, stretti l’uno all’altra davanti a un albero di Natale. Un’immagine costruita artificialmente, accompagnata da un messaggio in cui affermava di essere appena scesa dal treno dopo averlo visitato, promettendo una telefonata imminente. Una messinscena calcolata, finalizzata a placare le ansie della famiglia e a far credere che l’uomo si trovasse semplicemente altrove, forse per sue volontarie scelte, mentre, secondo l’accusa, il suo corpo giaceva già sotto una colata di cemento.

Le radici mantovane e l’inchiesta

Il giallo di Gorizia, con i suoi risvolti macabri e i suoi intrecci giudiziari, affonda le sue radici anche in Lombardia, poiché Vito Mezzalira era originario di Ceresara, nel Mantovano, mentre le sue due sorelle, quelle che con tenacia non hanno mai smesso di cercare verità e giustizia, risiedono ad Asola e a Guidizzolo. È stata proprio la loro insistenza, unita al lavoro investigativo, a portare alla luce la sequela di bugie e a condurre le indagini verso quello che oggi appare come un possibile, tragico epilogo.

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