Stellantis rinvia il piano strategico, Filosa cerca l'assetto in un mercato globale complesso
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Redazione Economia
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Il gruppo automobilistico Stellantis ha ufficializzato un rinvio nella presentazione del suo nuovo piano industriale strategico, che non vedrà più la luce all'inizio del 2026 come inizialmente previsto, bensì nel corso del secondo trimestre dello stesso anno. La decisione, annunciata nel corso di una conference call con gli analisti finanziari, è stata motivata dalla necessità di concedere al neo amministratore delegato Antonio Filosa un lasso di tempo più ampio per analizzare e interpretare un contesto internazionale particolarmente articolato, caratterizzato da evidenti incertezze che persistono in numerosi mercati di riferimento per il colosso nato dalla fusione. Questo slittamento, che posiziona la disclosure del piano entro il giugno 2026, riflette la complessità della fase che il settore automotive sta attraversando a livello globale.
Il declino produttivo in Italia e le attese per una svolta
In Italia, dove le strategie di Stellantis degli ultimi anni hanno generato un acceso dibattito, la situazione produttiva appare critica. I dati più recenti, che coprono il periodo da gennaio a settembre, fotografano un tracollo che supera il 31% se paragonato allo stesso intervallo temporale dell'anno precedente; un anno, il 2024, che a sua volta si era chiuso in netta contrazione, con un output totale di automobili sceso al di sotto della soglia del mezzo milione di unità. Molti osservatori, pertanto, guardano all'operato di Filosa con la speranza che possa invertire una tendenza così negativa, sebbene non vi siano ancora elementi concreti per delineare un cambio di rotta definitivo.
Le tensioni Oltralpe sulla composizione del management
Non mancano, intanto, le tensioni interne sull'altra sponda delle Alpi, dove i sindacati francesi hanno espresso forte malumore per le recenti nomine volute da Filosa all'interno del Leadership Team. La protesta si concentra sulla percezione di uno squilibrio a favore della componente italiana, con il rientro in massa di quei manager legati all'ex FCA, spesso ricordati come "Marchionne boys", e una conseguente marginalizzazione dei dirigenti d'Oltralpe. La preoccupazione, in Francia, è che questa riorganizzazione possa finire per privilegiare gli stabilimenti e gli investimenti in Italia e negli Stati Uniti, a scapito degli interessi transalpini.
La sfida di Filosa tra riorganizzazione e equilibri interni
La posta in gioco per l'amministratore delegato è dunque duplice: da un lato, egli deve definire una strategia di lungo periodo che sia in grado di navigare le acque insidiose dei mercati internazionali e di arrestare l'emorragia produttiva in sedi cruciali come quella italiana; dall'altro, gli è necessario gestire con abilità gli equilibri societari e politici all'interno del gruppo, cercando di comporre le frizioni tra le diverse anime che lo compongono. Il rinvio del piano sembra quindi dettato non solo da valutazioni di mercato, ma anche dall'esigenza di trovare un assetto interno solido prima di comunicare al mondo una visione così importante per il futuro.




